10 ottobre 2019 - Ravenna, Cronaca

"Farini District", si può cambiare

Unendo le forze si può ritrovare la perla della città

Farini District

Il notissimo quartiere Farini (situato nel bel mezzo fra il cuore pulsante della città, il centro storico, e la rinata ed effervescente darsena), crea un forte contrasto con le due aree che lo circondano in quanto si ritrova, da anni, in una situazione di continua decadenza.

Un vivissimo e sentito plauso va quindi a Claudia Agrioli la quale con Pallavicini 22 ha dato vita ad uno spazio espositivo che si nutre d’arte e cultura il quale ci auguriamo sia il germoglio di una riqualificazione che possa estendersi ad ogni angolo del quartiere.

La sala espositiva ‘Pallavicini 22’, situata lungo il viale della stazione, nell’area degli Speyer, si propone infatti il duplice obiettivo di “dare alla città di Ravenna uno spazio destinato alle arti” e di “sostenere la riqualificazione di un quartiere un tempo vibrante, oggi fin troppo trascurato”.

E una volta, il quartiere, era davvero “vibrante”: nato come uno dei più belli di Ravenna, specialmente grazie alla riqualificazione effettuata tempi addietro del comparto dei giardini situati alle spalle di quello splendore monumentale che è Santa Maria in Porto; ad altri lavori di ristrutturazione, alle splendide ville e all’aria che caratterizzava il quartiere: all’epoca quella di un luogo signorile e di indubbio valore urbanistico.

Con gli anni la situazione si è però capovolta.

Ci troviamo oggi davanti a una zona lasciata sempre più a sé stessa, nella quale si verificano episodi di microcriminalità e avvenimenti indecorosi.

Un’area in cui la convivenza sregolata di più etnie unita ad una scarseggiante regolamentazione e manutenzione ha fatto sì che i cittadini cerchino di evitarla il più possibile, segnando di conseguenza l’aumento dei locali affittati dei quali ci si prende sempre meno cura e creando così un circolo vizioso che negli anni sta trascinando il quartiere Farini verso la sua più bassa considerazione.

Quali le possibili soluzioni?

Il quartiere Farini da palcoscenico è diventato un “dietro le quinte”, si potrebbe dire, in quanto per la zona vengono attuati sempre meno interventi e con pochi investimenti; è per questo che si vuole sottolineare ancora il calibro di Pallavicini 22 nel far comprendere quanto, a questo punto più che mai, sia essenziale l’impegno dei singoli.

La suddetta galleria d’arte, grazie allo sforzo di riqualifica messo in atto da Agrioli, dà un respiro di sollievo all’anima del quartiere e deve essere un esempio da seguire per tutti in quanto un attivo impegno dei singoli può essere la chiave di volta per partire realmente verso la via della bonifica del quartiere.

Naturalmente, lo “sforzo” deve essere messo in essere da ambo i lati: non solo l’impegno dei singoli, ma anche quello dell’amministrazione comunale la quale deve concedere agevolazioni ed esenzioni per incentivare qualsiasi attività che possa condurre ad un arginamento di questo stato di malessere.

Oltre ad agevolazioni ed esenzioni, la terza parola chiave sulla quale si potrebbe costruire la “piramide della rinascita del Farini District” dovrebbe essere “controllo”.

Un quartiere afflitto da “problemi comportamentali”, dalla presenza di persone le quali si mostrano noncuranti delle regole, delle leggi e del rispetto verso gli altri causando enormi disagi sociali tanto che una buona parte di cittadinanza dichiara di voler “evitare” il più possibile la zona.

Possibile che si possa giungere a tali livelli in un quartiere che a inizio ‘900 era, invece, la perla lucente della città?

Le regole di civile convivenza ci sono, ciò che manca è un controllo fisso, stabile ed intransigente del rispetto delle stesse il quale può essere semplicemente attuato, ad esempio, con la presenza permanente di un agente di polizia locale per la supervisione della quiete e della sicurezza pubblica che dovrebbe spettare di diritto ad ogni cittadino.

E’ necessario dare valore al grande patrimonio apportato dalle diversità delle varie culture, regolamentandolo con il rispetto delle leggi in modo da poter far finalmente sorgere i pregi di ogni etnia in un clima di quiete, tranquillità e rispetto per il prossimo raggiunti tramite una virtuosa riqualifica del quartiere che deve diventare un’area stimolante proprio grazie all’incontro di suddette differenze culturali.

 

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