28 ottobre 2019 - Ravenna, Eventi, Arte

Al Salone dei Mosaici conferenza di Alberto Giorgio Cassani su “Enrico Galassi e il mosaico contemporaneo”

“Un fine, non un mezzo” il titolo della conferenza all’interno di RavennaMosaico 2019

Appuntamento mercoledì 30 ottobre 2019, alle ore 18.30, al Salone dei Mosaici, Casa del Mutilato, Ravenna, con la conferenza di Alberto Giorgio Cassani “Un fine, non un mezzo. Enrico Galassi e il mosaico contemporaneo”, all’interno di “RavennaMosaico 2019. Rassegna di Mosaico Contemporaneo”, VI edizione, a cura dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna in collaborazione con l’Associazione Tessere del ’900.

Enrico Galassi (Ravenna 1907 - Pisa 1980), definito da Alberto Savinio «Pittore fra i più intelligentemente “moderni”, architetto genialissimo che crea la casa dell’uomo dalle sue necessità interne, costruttore di macchine, inventore, uomo leonardesco», cui sarà dedicata, il prossimo anno, nella sua città natale, la prima mostra organizzata da un’istituzione pubblica (inaugurazione il 29 febbraio 2020 a Palazzo Rasponi dalle Teste), oltre a essersi interessato alla pittura, all’architettura, alla ceramica, alla poesia, è stato uno dei rinnovatori del mosaico nel Novecento. Ben prima di quello che viene considerato il primo esempio di tale rinascita – la Mostra dei mosaici moderni del 1959, voluta da Giuseppe Bovini –, Galassi aveva riunito, nello Studio di Villa Giulia a Roma, dal 1944, i maggiori artisti italiani e le giovani promesse in un progetto di realizzazione di opere a mosaico, ceramica, pietre dure, su cartoni degli stessi artisti e messe in opera da valenti artigiani. I risultati di ciò erano confluiti, due anni dopo, in una mostra «eccezionale» (Fortunato Bellonzi) esposta alla Galleria Palma di Roma dell’amico Pietro Maria Bardi. Alcuni di quei chef d’œvre sono conservati alla Casa de Vidro, sede dell’Instituto Lina Bo e Pietro Maria Bardi di San Paolo del Brasile. La conferenza ripercorrerà l’attività di Galassi mosaicista, anche alla luce di alcuni suoi articoli di fine anni Venti-inizio Trenta del secolo scorso, in cui l’artista ravennate definiva il mosaico, un «fine» non un «mezzo».

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