13 novembre 2019 - Ravenna, Economia & Lavoro

Mercato Coperto: una medaglia con due facce ben distinte

Bene la nuova apertura, ma triste il finale per i vecchi operatori

Indice dell'articolo: 

Il simbolo del commercio storico cittadino

Una struttura che dal 1922 ha pulsato nel cuore della città e che, dopo anni “bui” tornerà a vedere la luce il 5 dicembre 2019: il nuovo Mercato Coperto di Ravenna in Piazza Andrea Costa è il risultato della collaborazione fra Coop Alleanza 3.0 e Molino Spadoni, cui è affidata la gestione di gran parte della struttura, tranne quella del supermercato Coop.

Il “nuovo” mercato sarà aperto tutti i giorni (dalle 8 del mattino a mezzanotte) e potrà contare su un ulteriore ingresso verso via Cavour.

Il simbolo del commercio storico cittadino è finalmente in procinto di un nuovo avvio dopo un percorso lungo e molto travagliato.

Si tratta però di una medaglia con due facce ben distinte: da un lato vi è la positività che porta con sé la riqualifica di un sito di tale importanza per la città e per la sua economia lasciato in “stand-by” per un tempo davvero troppo lungo; dall’altro però vediamo ciò che da molti è ritenuto uno scivolone della Pubblica Amministrazione la quale, fra presunti “cambi di idea” e “promesse non mantenute” ha lasciato a sé stessi circa cinquanta operatori che dall’essere ossigeno puro per l’economia del Mercato Coperto, sono finiti per esserne esclusi totalmente.

Mercato coperto (foto di repertorio)

Un pessimo finale per gli operatori: il triste addio

Come spiegò Ancisi (LpR) in una nota del 2011: “Nel 2004, quando lo studio per la riqualificazione dell’immobile era stato abbozzato, la Giunta Mercatali aveva espresso la volontà di finanziare l’opera al 70 per cento, chiedendo agli operatori di esporsi per il restante 30 per cento, da scontare poi sull’affitto. Ma nel 2006 la Giunta Matteucci abbandonò questa ipotesi, concordando però con gli operatori, da riunire in consorzio, di realizzare l’opera a loro carico, con fideiussione garantita dal Comune, in cambio del diritto di superficie, a titolo gratuito, per 99 anni.

Gli operatori costituirono dunque un’associazione temporanea d’impresa (ATI), accingendosi ad assumersi l’impegno richiesto. Ma, appunto nell’autunno 2008, arrivò il nuovo voltafaccia: il Comune disse di non potere garantire la fideiussione, rendendo impossibile per l’ATI, senza questa garanzia, ottenere dalle banche il finanziamento di 8 milioni di euro, necessario per realizzare l’opera, vuoi che l’affidamento fosse diretto, vuoi che avvenisse tramite una gara a cui l’ATI intendesse concorrere.

Che la fideiussione fosse possibile è dimostrato dal fatto che è stata concessa dal Comune di Torino agli operatori commerciali del proprio mercato coperto in un caso simile. C’è stato, poi, recentemente, il precedente di una nota palestra fitness privata a cui il Comune di Ravenna ha concesso una fideiussione per i lavori da compiersi alla struttura.

Ma, soprattutto, la fidejussione era prevista nello studio di fattibilità del nuovo mercato coperto, approvato dalla giunta Matteucci il 17 aprile 2007, nel punto in cui si prevedeva la: ‘cessione in diritto di superficie del fabbricato per un periodo max di 99 anni agli operatori riuniti in consorzio che provvede a realizzare le opere di riqualificazione, accendendo un mutuo, senza versare contributi alla cessione’, precisando che ‘l’amministrazione comunale deve sostenere garanzie e copertura fideiussoria richieste dagli istituti di credito’. L’avevano approvato lo stesso sindaco e gli stessi assessori (Corsini compreso) che poi hanno negato che la fideiussione si potesse fare”.

In un’altra nota, sempre del 2011, Ancisi scrisse anche che: “Le legge  (art. 207, comma 3,  del testo unico degli enti locali) consente ai Comuni di rilasciare garanzie fideiussorie a favore di terzi per l’assunzione di mutui destinati alla realizzazione o alla ristrutturazione, su terreni comunali, di opere a fini culturali, sociali o sportivi (per il mercato coperto di Ravenna concorrono sia il fine culturale di recuperare dal degrado un edificio di valore storico testimoniale tutelato dalla Soprintendenza sia quello sociale di preservare e valorizzare una struttura commerciale caratteristica, tipica del centro storico ravennate), alle seguenti condizioni:

a) il progetto sia stato approvato dall'ente locale e sia stata stipulata una convenzione con il soggetto mutuatario che regoli la possibilità di utilizzo delle strutture in funzione delle esigenze della collettività locale;

b) la struttura realizzata sia acquisita al patrimonio dell'ente al termine della concessione;

c) la convenzione regoli i rapporti tra ente locale e mutuatario nel caso di rinuncia di questi alla realizzazione o ristrutturazione dell'opera: condizioni che sarebbero state tutte applicabili alla ristrutturazione del mercato coperto di Ravenna”.

Mercato Coperto, lato via Rattazzi (Calendario Storico l'Italia com'era - edizione Ravenna com'era). Marzo 2017.
Mercato Coperto, lato via Rattazzi (Calendario Storico l'Italia com'era - Ravenna com'era). Marzo 2017. 

Il bando prevedeva inoltre la possibilità per gli esercenti già attivi nel Mercato di esercitare una prelazione e rientrare dunque nei box, una volta completate le opere, partecipando al rilancio. Per alcuni mesi si è cercata un’intesa sulle modalità di affitto, gestione e distribuzione degli spazi, da realizzare attraverso un apposito Consorzio; una formula su cui, però, l’accordo non c’è stato. In alternativa, per chi invece avesse deciso di cessare l’attività nel Mercato, il Bando comunale prevedeva appunto incentivi al rientro o indennità.

Nel 2012 i 22 residui titolari dei box che avevano esercitato il diritto di prelazione per l’eventuale rientro nel mercato coperto scelsero di rinunciare e dunque di non riprendere la propria attività nella struttura quando riqualificata.

Ancisi a proposito affermò "Ci aveva pensato l’amministrazione comunale a cacciare progressivamente gli altri 30 esercenti che nei tempi d’oro operavano all’interno della struttura, avendola abbandonata da anni ad ogni incuria e degrado. Gli ultimi sette eroici resistenti, accampati nel mercato come su una ciminiera dell’Alcoa, verranno trasferiti, appunto, in piazza della Resistenza.

Nell’aprile 2011, mentre il piano veniva lusinghevolmente presentato come rivolto alla ‘valorizzazione dei piccoli operatori già presenti nel Mercato’, scrissi, fuori dal coro, che era invece ‘destinato a farli fuori tutti, o quasi”

“Ai poveri commercianti del mercato coperto resta – continua il capogruppo di Lista per Ravenna -, oltre alle mance degli ‘incentivi e compensazioni di carattere economico’, che, secondo l’assessore, dovrebbe ‘tutelarli’, il diritto di prelazione negli spazi del futuro nuovo mercato coperto… ma, ovviamente, ‘a condizioni  economiche di mercato’ dettate dal gestore. Un capestro a cui - faccio una previsione - nessuno vorrà sottomettersi, preferendo abbandonare o cambiare campo’. Del resto, quale piccolo commerciante avrebbe potuto destinarsi al fallimento, affittando, a caro prezzo, spazi situati a fianco di un supermercato Coop? ”.

Una previsione che si è avverata, dei vecchi operatori si è fatta piazza pulita.

Dal 9 fino all’ultima settimana piena del settembre 2013 gli operatori rimasti al mercato coperto furono operanti e attivi, pur preparandosi a lasciare la struttura definitivamente.

Di una tristezza profonda è leggere la nota di Confesercenti che nel 2013 scrisse: “Dopo tutte le azioni e proposte avanzate e anche accolte dall'Amministrazione Comunale, il rammarico più grande è sapere che nessun operatore del mercato rimarrà all’interno della nuova struttura”. 

Nel 2016 espresse la sua opinione negativa anche Nicola Tritto, di Forza Italia: “Mi chiedo se era più logico lasciare il Mercato Coperto ad artigiani e commercianti, come lo era da anni, magari rivitalizzando con un make-up la struttura e renderla nel suo fascino attrazione turistica, Barcellona e Modena insegnano, invece un colosso delle Cooperative con l'avallo di politici locali cancellano storia e cultura per il dio denaro e prestigio politico. C'è ancora l'incapacità di un'amministrazione che spesso è vicina a interessi di partito e da sempre lontana dai sogni e bisogni della comunità. Ravenna merita di più!”

Un’amarezza dichiarata apertamente anche da Paolo Guerra, per l'associazione Assoraro che affermò: “Possiamo solo immaginare ciò che poteva essere un mercato coperto ristrutturato con le risorse delle fondazioni bancarie e riorganizzato insieme ai produttori, ai laboratori, ai commercianti e agli artigiani locali, lasciando inalterata quell’atmosfera che si può respirare solo negli antichi mercati che restano in alcune grandi città di arte e cultura".

Probabilmente gli unici che torneranno al loro “luogo d’origine” sono i pistrici, da sempre il simbolo del Mercato Coperto di Ravenna: due gruppi scultorei di delfini in pietra d’Istria collocati sugli attici laterali dell’Esedra Vignuzzi e scolpite dall’artista Virgilio Montanelli, membro della Casa Matha, a cavallo tra ‘800 e ‘900. Dopo la demolizione dell’esedra e la costruzione del Mercato, la coppia di delfini superstite, di proprietà di Casa Matha, è stata custodita ed ora tornerà nel Mercato. 

Dai sogni dell’800 all’inaugurazione degli anni ‘20: una storia travagliata

Progetti su progetti, collocazioni prima assegnate poi revocate. La storia del Mercato Coperto di Ravenna - che si appresta a subire la seconda radicale trasformazione della sua vita - è stata più travagliata di quanto si possa immaginare. 

La struttura di piazza Andrea Costa che oggi tutti conoscono fu inaugurata nel 1922 in occasione della prima Fiera campionaria provinciale, che si svolse a Ravenna tra il 10 e il 25 giugno. Il ‘taglio del nastro’ fu l’atto conclusivo di un percorso assai travagliato, che affondava le radici alla fine dell’Ottocento.

Le premesse

Nel 1894 era stata infatti distrutta la Pescheria della Casa Matha (edificata tra il 1715 e il 1717), ma l’esigenza di una struttura che potesse fungere da contenitore per le attività economiche e commerciali - pescheria compresa - era molto sentita.

Il ‘sogno’ di avere in città un mercato coperto risaliva, comunque, a quasi un secolo prima. Risaliva al 1803, infatti, la creazione di un mercato coperto nell’ex convento dei Domenicani.

Il primo vero progetto per un nuovo mercato coperto arrivò poco più di mezzo secolo dopo, nel 1857, quando l’amministrazione comunale diede incarico di redigerne uno all’ingegner Romolo Conti. L’area sulla quale avrebbe dovuto sorgere non era quella attuale, ma distava poco: la costruzione, infatti, avrebbe dovuto sorgere nell’isolato tra via IV Novembre e via Ferruzzi, in cui oggi si trovano l’albergo Cappello, l’erboristeria di Giorgioni e la torre pendente.

Il progetto non fu mai concretizzato, tanto che appena due anni dopo fu presentata una messe di nuovi progetti che portavano le firme di Luigi Orioli, Romualdo Massi, Alfredo Baccarini, Tomaso Stamigni, Elbino Riccardi e Filippo Mazzotti, Luigi Feletti. 

Anche in questo caso, tutto si concluse con un nulla di fatto. 

Il discorso del Mercato Coperto venne ripreso qualche anno più tardi, nel 1863. L’amministrazione comunale tornò alla carica con un altro concorso di idee che si concluse in niente.

Nel 1869 si fece avanti la Casa Matha, con un progetto commissionati all’ingegner Romolo Conti, cioè colui che aveva già redatto il progetto del 1857. Nel 1875 arrivò un altro progetto, questa volta firmato da Ugo Vignuzzi, che prevedeva una struttura in ferro. 

Dovranno però passare oltre trent’anni perché l’idea del Mercato Coperto prenda finalmente forma e concretezza. Nel 1903 ci fu l’ultimo ‘buco nell’acqua’ con la proposta di creare la struttura all’interno del palazzo dell’Orologio in piazza Maggiore (oggi piazza del Popolo), che attualmente ospita la Banca Nazionale del Lavoro e che nel passato è stato anche sede di una delle prime sale cinematografiche di Ravenna, oltre che della ‘doppia chiesa’ di San Sebastiano e San Marco.

La nascita del Mercato Coperto

La svolta arrivò tra il 1907 e il 1917. In quegli anni il Comune acquistò gli immobili che si trovavano tra via IV Novembre e via Ponte Marino e che coprivano tutta l’area dell’attuale Mercato Coperto. A questa manovra seguì un’altra ridda di progetti (tra il 1910 e il 1913 uno dell’Ufficio tecnico comunale firmato da Baroncelli e Gabici, uno del 1914 di Collamarini, quelli di Tempioni e Gabici tra il 1914 e il 1918). Poi, nel 1919, arrivò finalmente quello definitivo, firmato dall’ingegner Eugenio Baroncelli e dall’architetto Tobia Gordini dell’Ufficio tecnico comunale.

Il progetto originale è quello di un edificio in stile classico, che copriva una superficie di 2.630 metri quadrati, con quattro grandi padiglioni di 39 metri di lunghezza, 10,80 metri di larghezza e 11 metri di altezza. L’affaccio venne progettato su quella che allora si chiamava via Casa Matha e che oggi è piazza Andrea Costa. I lavori furono svolti dalle cooperative aderenti alla Federazione provinciale delle cooperative.

All’interno dei padiglioni trovarono posto la pescheria, svariate botteghe e postazioni libere. Il piano superiore veniva utilizzato come magazzino, mentre nel cortile, in un apposito edificio, trovava posto il frigorifero per la conservazione delle merci deperibili.

Il passato recente

Il Mercato Coperto rimase sostanzialmente invariato fino ai primi anni Ottanta, quando il Comune decise di intervenire per riqualificare una struttura che col passare dei decenni (e con un conflitto mondiale sulle spalle) era piombata in uno stato fatiscente. I lavori di restauro iniziarono il 16 marzo 1981 e si conclusero nel dicembre 1983. Provvisoriamente, le botteghe furono spostate all’interno di una struttura temporanea allestita in piazza Kennedy.

L’intervento non toccò l’aspetto dell’edificio, vincolato dalla Soprintendenza, ma fu radicale.

Estratto dell'articolo "Una città e il suo mercato coperto" pubblicato su Il Romagnolo n. 106

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