"Disabili, le difficoltà delle famiglie non dipendono dal 'buco' del Consorzio"

L'assessore Stoppa risponde alla lettera della mamma di un bambino portare di handicap
Pericle Stoppa
26 agosto 2010 |  Cronaca | Ravenna |

L’assessore ai Servizi sociali Pericle Stoppa ha risposto alla lettera della mamma di un bambino disabile, che chiede: “Vi sembra giusto che il ‘buco’ del Consorzio sia pagato riducendo le ore degli educatori che vengono assegnati agli alunni disabili?”.

“La serietà della questione che lei pone ed il ‘peso spesso al limite della tolleranza umana’ che lei e la sua famiglia vivete, meritano una risposta altrettanto seria e rigorosa, anche in nome della trasparenza che lei invoca, da parte di un’amministrazione che non si è mai sottratta alle proprie responsabilità – spiega Stoppa –. Potrà sembrare l’ennesimo rimpallo di responsabilità, ma l’onestà di un ragionamento non può prescindere da una chiara e netta assegnazione delle competenze. Diversamente si finisce, come in questo caso, per confondere e mettere sullo stesso piano ruoli e funzioni diversi come quelli assegnati ad educatori ed insegnanti di sostegno”.

L’assessore ricorda che “da diversi anni gli Enti Locali sono costretti ad integrare, sempre più pesantemente sul piano finanziario, compiti e funzioni che competono, in modo prevalente, alla amministrazione centrale dello Stato, se non altro quando hanno carattere universalistico, come quelli da lei posti. La nostra Amministrazione Comunale lo fa nella nostra realtà, convinta che il diritto allo studio per tutti i bambini sia un bene irrinunciabile, forte anche delle tante ricerche scientifiche che indicano come il contatto e l’integrazione con i bambini normodotati sia l’elemento dinamico che più favorisce, nell’età evolutiva, lo sviluppo delle massime potenzialità nei bambini con handicap”.

“Come lei capirà – prosegue Stoppa – è una questione che non può dipendere esclusivamente, o quasi, dalla buona volontà di un’amministrazione locale, ma piuttosto dallo Stato, dal suo livello di civiltà, dalla sua capacità di andare oltre le affermazioni di principio. Le amministrazioni locali, per quanto responsabili, non sono purtroppo in grado di fare completamente fronte a esigenze che sono di per sé sacrosante. In tale contesto si inserisce poi la nuova riforma scolastica, che non aiuta le famiglie né le amministrazioni locali.
Lei cita il ‘buco del Consorzio’, che certamente non si è formato con il sostegno scolastico per i bambini disabili, né, per quanto risulta al momento, con atti di ‘ruberia’.
Le commissioni istituite faranno luce, speriamo tutti al più presto, su ciò che è successo, e gli organi preposti attribuiranno, se riscontrate, le conseguenti responsabilità.
Il budget complessivo di ore di educatori che saranno messe a disposizione dei vari gradi di scuola non è stato assolutamente diminuito, anzi si è cercato con qualche accorgimento di impostarlo in modo tale da corrispondere in maniera ancora più adeguata alle esigenze delle scuole e dei bambini, contrariamente alle cattedre di sostegno ridotte dal Ministero. Lo dicono i numeri.
Il ‘buco’ non c’entra quindi assolutamente nulla con ciò che sta succedendo nella scuola pubblica e le persone più fragili e deboli continueranno ad essere sostenute e seguite nel loro progetto di vita.
La ormai generalizzata mancanza di risorse induce tuttavia una profonda riflessione che richiederà il contributo di tutti, considerato che il persistere, a fianco di molte attività innovative e di qualità, di forme di assistenzialismo non più sostenibile, i cui fruitori, tuttavia, ritengono di dover continuare a godere senza alcun cambiamento, rischia di sottrarre risorse ad altri cittadini, ad altri bisogni nuovi e vecchi, ad altre priorità, compreso il complesso e doloroso mondo della disabilità.
Oltre al tema delle risorse c’è un’ altra cosa nella sua lettera che colpisce ed è il senso di solitudine che traspare e che, probabilmente come lei, vivono i genitori di bambini disabili. Spesso oltre la scuola c’è il nulla.
Questo non è per ridurre il problema del calo delle ore scolastiche, ma per richiamare l’attenzione di tutti gli attori sociali intorno a questo tema – conclude l’assessore –. La solitudine di molte famiglie ad affrontare situazioni difficili come la sua, ma anche di altra natura, è un problema sociale a cui non possiamo sottrarci ed a cui non è possibile rispondere solo attraverso l’erogazione di prestazioni specialistiche, sanitarie, scolastiche, educative che formano e riabilitano, ma non possono colmare la solitudine delle famiglie anche quando un’ora in più è un’ora di respiro vitale”.

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