20 novembre 2019 - Ravenna, Sanità

Medici catalani in visita alla Psichiatria di Ravenna

Punto di riferimento a livello internazionale

Da Barcellona a Ravenna

Anche l’Unità operativa di Psichiatria dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna diventa punto di riferimento a livello internazionale. Ha avuto luogo, pochi giorni fa, la visita di una delegazione di medici e infermieri del “D.U.E. - Unidad de Subagudos del Parque Sanitario San Juan de Dios” di Barcellona, che rappresenta l’area pubblica della salute mentale della Catalogna.

“I colleghi spagnoli sono venuti presso il nostro reparto all'interno di un progetto formativo – spiega il dottor Roberto Zanfini, direttore della Psichiatria ravennate -. Siccome la dirigenza sanitaria di questa struttura si è posta l’obiettivo del superamento della contenzione meccanica, il motivo della vista era finalizzato a conoscere le tecniche che sono state utilizzate qui da noi, e che quest'anno hanno ricevuto riconoscimenti sia regionali che nazionali. Voglio a questo proposito ricordare che l’ultima è stata eseguita nell’agosto del 2016”.

I medici catalani durante la visita all'Unità operativa di Psichiatria dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna

Le due giornate di visita

Nelle due giornate di visita (cui ha partecipato anche una ricercatrice dell’università “La Sapienza” di Roma) vi è stata una sessione didattica da parte del dottor Zanfini e della coordinatrice infermieristica Barbara Bandini, riguardanti l’esposizione dei fattori strutturali, clinici, organizzativi e formativi che hanno determinato il raggiungimento di questo risultato.

A questa parte didattica è seguita l’osservazione in vivo delle attività cliniche e assistenziali, sia nel corso della attività ordinaria che nella gestione delle situazione di crisi anche con il confronto diretto coi diversi operatori (medici, infermieri e oss).

Nell’ultima giornata è seguito un confronto sulla gestione sia clinica che assistenziale delle due strutture. “In questa sede, confrontando i dati, è emerso che l’utilizzo di metodiche volte al no restaint non ha solo una dimensione etica ma modifica in termini positivi sia la dimensione relazionale che il clima di reparto – spiega ancora il dottor Zanfini -. E’ risultato inoltre evidente, come sempre più suggerito dalla letteratura, che l’utilizzo delle tecniche alla base del no restraint determinano una riduzione dei costi sia diretti che indiretti. Si sono pertanto posti le basi per una collaborazione anche scientifica”.

 

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