3 dicembre 2019 - Ravenna, Economia & Lavoro

“Contraddizioni del nuovo progetto di rilancio del porto”

Le contestazioni dell’opposizione portate in consiglio comunale

“Ravenna Port Hub appare incompatibile col nuovo terminal container”

I gruppi di opposizione Lista per Ravenna, Ravenna in Comune, Lega Nord, Forza Italia e Gruppo Misto, hanno depositato una richiesta di convocazione del consiglio comunale sottoscritta, nel numero richiesto dalla legge, dai propri consiglieri Alvaro Ancisi, in veste di proponente e relatore, Massimo Manzoli, Rosanna Biondi, Alberto Ancarani, Learco Tavoni, Gianfilippo Rolando e Marco Maiolini. Tema in discussione è il progetto “Ravenna Port Hub” di cui il 22 novembre scorso l’ Autorità portuale ha annunciato l’indizione della gara d’appalto. Gli altri consiglieri comunali e il sindaco stesso possono sottoscrivere la richiesta, se la condividono.

“Le preoccupazioni maggiori discendono dalle dichiarazioni rilasciate dalle maggiori autorità durante la presentazione del bando di gara, nonché (in precedenza) all’atto del contratto con cui la SAPIR, società privata a maggioranza pubblica, ha ceduto all’Autorità portuale una propria area in Penisola Trattaroli per realizzarvi delle banchine. Esse concordano nel dire che queste banchine serviranno per costruire un nuovo terminal container da 500 mila unità di container (teu), grazie a cui il nostro porto avrà un ruolo importante in Italia nel settore dei container (**).

LE CONTESTAZIONI DELL’OPPOSIZIONE

L’ opposizione, nel mentre, esprime una moderata soddisfazione per il lavoro tecnico compiuto dall’ente portuale affinché il bando di gara fosse finalmente pubblicato, contesta però quanto segue.

Un ‘nuovo terminale container’ non è compatibile col progetto da 235 milioni avviato a gara d’appalto dall’Autorità portuale, volto principalmente ad approfondire l’asta navigabile del porto fino a 12,5 metri. Su questo limite, ridimensionato rispetto ai 14,5 metri irragionevoli dell’originario ‘Progettone’, in stallo dal 2012, era stato possibile conseguire l’unanimità delle forze politiche rappresentate in consiglio comunale.

Gli ultimi precedenti scavi, che portarono i fondali del porto a -11,5 metri, risalgono a 13 anni fa. Ne sono passati 12 da quando il Piano Regolatore Portuale 2007 ne aveva dettato i presupposti. Secondo quanto precisato dall’Autorità portuale, ‘al termine dei lavori potrebbero passare dieci anni da questo momento’, escludendo nuovi imprevedibili ostacoli. Mancato qualsiasi approfondimento dei fondali e sofferente perfino la manutenzione di quelli esistenti, le attività portuali sono da anni in profonda crisi, tanto che ora è vietato l’ingresso al porto alle navi con pescaggio di oltre 9,45 metri.

Candidata a realizzare il ‘nuovo terminal container’ sarebbe la SAPIR, proprietaria dei terreni retrostanti le nuove banchine. Le condizioni operative di un tale progetto furono espresse il 24 aprile 2011 dall’allora presidente della società, Giordano Angelini: ‘Per rendere Ravenna uno dei protagonisti del traffico contenitori che si potrà sviluppare nell'Alto Adriatico, SAPIR, Contship e CMC hanno raggiunto un accordo in base al quale se il porto sarà approfondito a -14,50 metri investiranno subito 78 milioni per realizzare la prima parte del nuovo Terminal container… La competitività di un Terminal dipende sempre più da fattori esterni: decisivi saranno i collegamenti ferroviari e la nuova E55’. Nulla nel frattempo ha legittimato l’aspettativa dei collegamenti ferroviari necessari, mentre tutto ha escluso ‘la nuova E55’: ma è comunque chiaro che senza l’approfondimento del porto a 14,5 metri non si può nemmeno parlare di un terminal container in Largo Trattaroli, mentre di qui a dieci anni si potrà giungere solo a 12,5, scavando e collocando altrove 47 milioni di metri cubi di fanghi portuali. L’attuale ‘vecchio’ terminal container della SAPIR in darsena San Vitale è peraltro sfruttato solo per metà, tanto che nel 2018 ha movimentato appena 180 mila container, secondo un andamento ultradecennale lontano dall’obiettivo fissatogli di 300 mila.

In ogni caso, il porto di Ravenna non può, per propria struttura genetica e condizione geografico/economica, aspirare ad essere un porto hub dei container. Significa, infatti, poterli smistare alle navi medio-piccole dalle grandi navi ‘madre’, che sono inarrivabili nel nostro mare e che viaggiano sulla rotta Suez/Gibilterra, privilegiando un solo scalo hub nel Mediterraneo.

Apparendo dunque inspiegabile aver connesso al progetto ‘Ravenna Port Hub’ la costruzione di un terminal container con l’obiettivo di movimentare nel porto di Ravenna 500 mila container, la seduta del consiglio comunale è richiesta dall’opposizione per conoscere, convocando i presidenti dell’Autorità portuale e della SAPIR, quali siano le relative linee di indirizzo e di contenuto. Nel caso si confermasse di voler approfondire il porto a 14,5 metri, la richiesta è anche di conoscere come si intende procedere per i lavori necessari (finanziabilità, tempi, quantità di fanghi da estrarre, luoghi di loro destinazione, ecc”.

(**)Dalle dichiarazioni ufficiali, testualmente: “…realizzazione delle banchine del nuovo terminal container” (presidente SAPIR 18.11.19); “l’obiettivo è quello di realizzare, in sei anni, le condizioni strutturali per movimentare 500.000 container, con l’ accesso di imbarcazioni più grandi, aumentando anche la capacità del Porto” (assessore regionale ai Trasporti (22.11.19); il porto di Ravenna “non sarà solo il porto della regione Emilia-Romagna, ma avrà un ruolo importante nella portualità italiana, punto di riferimento dei container” (sindaco di Ravenna, 22.11.19).

In allegato:

  • L'intervista di un settimanale locale indipendente a Paolo Monduzzi: spedizioniere e fondatore dell'agenzia Seamond che è specializzata nel traffico container
  • Il testo della richiesta depositata in Comune

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