18 dicembre 2019 - Ravenna, Cultura, Arte

Il Mar e le sfide del contemporaneo

A colloquio con il direttore Maurizio Tarantino. Un primo bilancio del museo e i progetti. Nel segno della grande fotografia e di Dante, tra passato e presente

Il ruolo del Museo d’Arte della Città, le proposte, i progetti futuri. Sono vari i temi che il direttore Maurizio Tarantino affronta in questa intervista. Tarantino, che è anche direttore dell’Istituzione Biblioteca Classense, ha una lunga esperienza in ambito culturale: ha guidato la biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e ha diretto le biblioteche comunali di Perugia. Dal 2017 è al Mar di Ravenna.

Partiamo dai dati, che più di una volta sono stati al centro del dibattito cittadino

"Dal punto di vista numerico non è ancora il momento per un bilancio complessivo. Le anticipo che per ora i risultati sono molto positivi, i dati sono in costante crescita, sia come presenze che come incassi: mi preoccuperei se non fosse così. Dicevo che non è il momento di bilanci perché sono ancora in corso, fino al 12 gennaio, tre mostre molto importanti, quelle di Chuck Close, di Riccardo Zangelmi e di Niki de Saint Phalle. E’ stata una scelta precisa quella di spostare le grandi mostre in autunno e in un periodo “caldo”, come quello delle festività natalizie. Ma in merito ai dati mi permetta una riflessione più generale".

Prego...

"Quando vengono divulgati i dati turistici, in particolare quelli per la città d’arte, molto spesso si commenta che il motivo della crescita è legato a quella particolare mostra, a quel particolare evento e così via. O magari al servizio di Alberto Angela, trasmesso sulla Rai… Io propongo un ulteriore punto di vista: forse è l’intero sistema dell’offerta culturale ravennate a portare a certi risultati. E il Mar ne fa pienamente parte. L’Amministrazione ha deciso di destagionalizzare, affinché la città sia viva e attrattiva tutto l’anno. E i singoli eventi vanno a comporre un programma ampio; solo per citarne alcuni tra i più recenti, si va dal Nightmare all’Ottobre Giapponese, alla Biennale del Mosaico, quest’ultima diffusa in altri luoghi della provincia. Si tratta di un’offerta variegata per pubblici diversi".

Tanto da rendere “superflui” i numeri?

"Attenzione, non intendo affermare questo. Dico che non possono mai essere presi singolarmente e non può essere l’unico strumento di valutazione. Dai numeri non si può prescindere ma vanno commisurati alle singole tipologie di offerta. Prenda festival come Ammutinamenti, per la danza, o Transmissions per la musica: potrebbero essere considerati più “di nicchia” ma rivestono un’ importanza fondamentale per comporre un'offerta culturale ampia ed equilibrata. Insomma, è importante anche l’intento: se l’intento è avvicinare un nuovo pubblico, cioè puntare sul rinnovamento, allora è normale doverci lavorare, senza mirare necessariamente alla quantità".

Qual è il suo intento per quanto riguarda il Mar?

"Non ci dobbiamo dimenticare che il Mar è un museo, non una galleria d’arte. Le proposte devono avere una connessione forte con la sua “mission”: ritengo che un museo come il Mar non debba fare esposizioni che potrebbero essere fatte in qualsiasi altra parte del mondo. Il mio intento è stato quello di creare uno stretto legame con le nostre collezioni, per valorizzarle. Un esempio può essere quello delle mostre per la Biennale, che valorizzano la nostra collezione di mosaici contemporanei".

Il Museo sta puntando anche sulle mostre fotografiche

"Sì, da tre anni a questa parte, ogni primavera proponiamo esposizioni che riscuotono un buon successo. Anche in questo caso vogliamo mantenere il legame con il territorio e valorizzare i giovani artisti. Con la consapevolezza che, in questi casi, proponendo un McCurry i numeri, appunto, sarebbero altri… Ma offriamo anche i grandi nomi, come Oliviero Toscani, affiancato però al fondo Dolcini della Classense e ai giovani fotografi di Looking on. E per l’anno prossimo ne presenteremo un altro".

Quali sono i progetti per il prossimo anno?

"Alcune anticipazioni. Intanto il 2020 e il 2021 saranno gli anni delle celebrazioni dantesche e il Mar organizzerà, in autunno, due mostre tra loro connesse. La prima, curata da Massimo Medica, responsabile dei Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, è legata all’arte al tempo di Dante: in esposizione anche tessuti, oreficeria, insomma uno sguardo d’insieme sulla produzione artistica dell’epoca. L’altra mostra è curata da Giuseppe Antonelli, filologo e linguista, e approfondisce questo tema: come è visto Dante oggi? Si andrà dalla Tv al fumetto, sarà un viaggio nella cultura popolare. In primavera ancora protagonista la fotografia: anche in questo caso un nome di primo piano a livello internazionale, il ravennate Paolo Roversi, con una sezione ispirata al Poeta. Evidenzio, più in generale, una scelta precisa del Museo, quella di puntare sempre su curatori artistici diversi. Il curatore unico affeziona il pubblico, certo. Cambiare di volta in volta significa però offrire sguardi diversi al pubblico e far crescere il Museo". (Ma.Mont.)

Tag: mar

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