21 gennaio 2020 - Ravenna, Cultura

Ravenna. La grande bellezza dei monumenti: la Tomba di Dante Alighieri

La vicenda del trafugamento delle ossa del Sommo Poeta

La zona del silenzio o zona Dantesca

Come tutti ben sanno, uno dei poeti più famosi e rilevanti al mondo, Dante Alighieri, passò gli ultimi anni della sua vita a Ravenna (in esilio in quanto a Firenze venne condannato per motivi politici), partecipando quindi a renderla una città ancora più preziosa e dal grandissimo valore storico ed artistico.

Il nome di Dante aleggia soprattutto nella zona del silenzio o zona Dantesca (la cui sistemazione risale agli anni 1933-1936). Essa comprende la basilica di San Francesco; il Quadrarco di Braccioforte e il Tempietto del Morigia (Tomba di Dante) all’interno del quale sono tutt’ora custodite le ossa del Sommo Poeta.

L'esterno della Tomba di Dante/Tempietto del Morigia

Dopo la morte di Dante Alighieri

Dopo la sua morte (settembre 1321) vennero celebrate le solenni onoranze funebri nella basilica di San Francesco, luogo molto caro a Dante, dopodiché venne sepolto inizialmente in un sarcofago collocato all’esterno della Basilica, a sinistra, accanto alle mura del convento dei Francescani.

Si dice che Guido Novello da Polenta volesse fargli costruire un monumento degno, ma non poté in quanto dopo qualche mese perdette la signoria della città.

Nel 1483 il podestà di Ravenna Bernardo Bembo incaricò Pietro Lombardo di abbellire il sepolcro col ritratto del poeta (bassorilievo) che tutt’ora si conserva nella Tomba di Dante.

Il bassorilievo realizzato da Pietro Lombardo nel 1483

La Tomba di Dante, realizzata in stile neoclassico, fu voluta dal cardinale Luigi Valenti Gonzaga e realizzata da Morigia nel biennio 1780-81.

La storia del trafugamento delle ossa di Dante Alighieri

Molte furono le richieste da parte di Firenze di portare le ossa di Dante nella città dalla quale era dovuto scappare, ma non ebbero un riscontro positivo sino al 1519.

In quell’anno Papa Leone X diede il permesso di prelevare le ossa da Ravenna e riportarle a Firenze.

Così i Fiorentini partirono, giunsero in città e si ritrovarono dinanzi un’amara sorpresa: l’urna era vuota.

La “colpa”, o il merito, è da riconoscere nei frati francescani, i quali di nascosto praticarono un buco nel muro del convento che corrispondeva all’arca funebre: in questo modo poterono segretamente trafugare le ossa e nasconderle.

L'interno della Tomba di Dante

Più di un secolo dopo, nel 1677, Antonio Santi collocò le ossa in una cassetta di legno che, nel 1810 (quando i frati furono costretti a lasciare il convento per decreto napoleonico) venne nascosta nel vano di una vecchia porta murata nel Braccioforte.

Venne ritrovata per caso, durante alcuni lavori, 55 anni dopo, nel 1865 (anno del centenario della nascita di Dante) e ricollocata nell’arca antica.

Nel 1944 poi, per proteggere le reliquie dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, vennero nascoste sotto ad un cumulo collocato tra la Tomba di Dante e il Quadrarco di Braccioforte.

Si potrebbe quindi pensare che, dopo la fine della guerra e la ricollocazione delle ossa all'interno del Tempietto, il Sommo Poeta possa finalmente aver trovato pace... ma dopo quasi 700 anni, così non è. 

Mesi fa è stata avanzata la proposta, in vista delle celebrazioni dantesche del 2021, di riportare le spoglie di Dante a Firenze.

Tante le voci di protesta che si sono ribellate a tale proposta con tutta la loro forza; un’opposizione che da secoli s’impone per lasciare le reliquie nella Tomba di Dante, vicino alla Basilica di San Francesco tanto amata da Dante.

Nel giugno 2019, Franco Albertini, Primo Tribuno del tribunato di Romagna, espose la sua rigida disapprovazione.

La Tomba di Dante

Come detto, la struttura è in stile neoclassico e fu realizzata da Morigia nel biennio 1780-81.

Al suo interno, rivestito di marmi, si trova l’urna sepolcrale (dedicatagli da Bernardo Bembo nel 1483) che custodisce le ossa di Dante.

L'interno della Tomba di Dante Sull’urna si può ammirare l’epitaffio latino scolpito di Bernardo Canaccio (1357): “I diritti della monarchia, i cieli e le acque di Flegetonte visitando cantai, finché volse il mio destino mortale. Ma poiché la mia anima andò ospite in luoghi migliori e più beata raggiunse fra gli astri il suo Creatore, qui sono racchiuso io, Dante, esule dalla patria terra, cui generò Firenze, madre di poco amore”.

Sopra l’urna si erge una scultura in basso rilievo realizzata da Pietro Lombardo nel 1483 raffigurante il Sommo Poeta pensieroso davanti ad un leggio.

Più recente invece, del 1965 (settimo centenario della nascita di Dante), è la croce d’oro donata da Paolo VI collocata sopra il bassorilievo.

Risale invece al 1921 la ghirlanda di bronzo donata dall’esercito della Prima Guerra Mondiale (1915-1918).

Ogni anno il comune di Firenze, in ricordo dell’anniversario della morte del Sommo Poeta, offre l’olio col quale viene alimentata la lampada (donata nel 1908 dalla Società Dantesca di Firenze) che pende al centro del Tempietto.

Braccioforte

Se ci si pone davanti alla Tomba di Dante e si sposta lo sguardo a destra, ci si imbatte nel Braccioforte: il Quadrarco, antico oratorio, un tempo era estrema propaggine nord dell’artica di San Francesco.

Sotto la volta si possono ammirare due sarcofagi. Il più elaborato dei due, chiamato Sarcofago di Eliseo Profeta, risale al V secolo ed è stato descritto da Gabriele D'Annunzio nella sua opera Francesca da Rimini così: “Il Redentore ha sotto i piedi il Leone e la Serpe: Elisabetta visita Maria: l’annunciatore appare a Nostra Donna: i cervi si dissetano alla fonte”.

Il tutto è reso ancora più bello dal curato giardino incorniciato dalla cancellata di ferro costruita da Bellotto nel 1921

Valentina Orlandi

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