Turismo, il mare sente di più la crisi

Filippo Donati, presidente nazionale di Asshotel, delinea uno scenario di difficoltà generalizzate
1 settembre 2010 |  Economia & Lavoro | Cronaca | Lugo | Cervia | Faenza | Ravenna |

La crisi del turismo è generalizzata e un’estate difficile ha messo ancora più in luce le difficoltà. Filippo Donati, in qualità di presidente nazionale di Asshotel, traccia un bilancio della stagione turistica.

“Sul risultato finale si sono riverberati la scarsa propensione ai consumi, condizioni meteo poco favorevoli, il cambiamento dei consumi turistici e l’aumento delle vacanze ‘mordi e fuggi’. C’è stata da parte delle famiglie italiane una ricerca esasperata del low cost a tutti i livelli, dai trasporti alla sistemazione alberghiera a discapito della qualità, la durata della vacanza è stata mediamente inferiore al passato, così come la spesa media per turista. E i molti nodi del turismo italiano, a partire da un sistema di promo commercializzazione disorganico, frammentato ed inefficace, restano irrisolti”.

Il mare, soprattutto, è in costante declino: se nel 2006 era la meta per il 73% dei vacanzieri, nel 2010 lo è stato per il 47%. “Sono cambiate le abitudini dei consumatori, che diversificano le loro vacanze a favore della montagna, di vacanze verdi e di percorsi culturali, che sono in costante ascesa”.

I dati su arrivi e a presenze, sulla spesa non sono ancora completi, “ma i primi risultati – prosegue Donati - ci dicono che il turismo balneare ha, in termini di arrivi e presenze, sostanzialmente ricalcato il risultato del 2009: non è andato bene soprattutto nelle località che storicamente hanno contribuito al successo del turismo balneare italiano (Rimini e Riviera Romagnola, Versilia, Isola d’Elba, Liguria, Sicilia), mentre in Puglia e in alcune località marine della Campania, delle Marche e del Veneto l’andamento è stato migliore”.

“Emerge un dato in tutta la sua drammaticità: i fatturati delle imprese alberghiere si sono ulteriormente assottigliati di un 12-16%. In Italia si continua ad assistere a un basso tasso di utilizzo delle camere d’albergo, unito a un elevato indice di stagionalità, particolarmente accentuato nel Mezzogiorno, con punte in Calabria e Sardegna. La caduta della redditività contribuisce a mettere in seria difficoltà un numero crescente di piccole e medie imprese di filiera in tutta Italia”.

“Per l’apporto che il turismo ha sempre dato all’economia del Paese senza nulla avere in cambio – prosegue Donati – è indispensabile assumere iniziative che affrontino e risolvano alcune questioni che da sempre si trascinano: dalla governance del settore, ai nodi infrastrutturali, al costo dei servizi, a quello del costo del lavoro e alla troppa burocrazia. Le imprese, particolarmente quelle piccole e medie, hanno sempre fatto la loro parte e continueranno a farla per migliorare le proprie prestazioni, ma è chiaro che i loro sforzi saranno vani senza interventi decisivi sul piano di una seria politica del turismo, che negli ultimi trent’anni è mancata”.
“Asshotel – conclude Donati - è disponibile, da subito, al confronto con il ministro Brambilla per una analisi di settore che possa produrre le scelte tanto attese dagli oltre 34 mila alberghi italiani”.

Commenti

CALO PRESENZE

Ovviamente la crisi c'è ancora e ci sarà ancora per un pezzo.

La gente cerca di risparmiare e la riviera non te ne dà la possibilità, in quanto gli affitti per gli appartamenti e i prezzi dei ristoranti sono alle stelle.

In più, almeno da noi, si predilige la presenza di giovani che pensano allo sballo e non a quelle famiglie che con i figli potrebbero restare a lungo e non due giorni e quindi, musica a tutto volume, street bar ogni due metri.

Meglio prendere quello che arriva, finchè arriva.

La prossima estate potrebbe essere peggio.

crisi del turismo

invece di cementificare il territorio e distruggerlo definitivamente,bisogna riconoscere che i Parchi Naturali e il Paesaggio sono la vera risorsa del turismo.

Cerchiamo di ragionare: se in un'area di pregio naturalistico intorno ad una casa se ne costruiscono altre venti, in primo luogo perde valore il paesaggio,subito dopo perde valore la prima casa e subito perdono valore tutte le altre.

Penso che questo ragionamento sia più convincente di quello relativo alla perdita di biodiversità e di conseguenze per il dissesto idrogeologico.Purtroppo molti vogliono il guadagno oggi e se ne infischiano di quello che potrà succedere ai loro figli domani.

 

disapprovo la cementificazione anch'io

Sottoscrivo in pieno il suo discorso e colgo l'occasione per ricollegarmi anche al piccolo dibattito sul degrado in cui versano alcune aree intorno a Ravenna tra cui la piallassa Baiona.

Il turista responsabile (quello che non lascia il sacchetto della spazzatura nelle spiaggie e non butta la cartaccia in terra) vuole vedere le bellezze naturali protette e quelle architettoniche valorizzate. Ci si reca piu volentieri in un posto dove ci si possa riposare nel corpo e nell'anima e il turismo della Riviera Romagnola tipo "Ibiza" con disco e divertimento globale da "su le mani" è ormai acqua passata.

Il denaro e la cementificazione purtroppo sono sempre in agguato e progetti come quello del terminal crociere a Porto Corsini fanno molto riflettere sull'utilità di sottomettere un luogo dalle notevoli potenzialità naturalistiche a così tanto stress da turismo irresponsabile e disinteressato. E' ancora presto per dirlo, ma il tempo mi darà ragione su questo progetto dalle spese faraoniche e dalla ricaduta sul territorio inutile se non dannosa.

Anche in altri posti vicini sta accadendo la stessa cosa. C'è un progetto per la costruzione di un mega porto turistico anche a Vallugola, nel parco del Monte San Bartolo dopo Cattolica, dove le bellezza naturali saranno un'altra volta messe a dura prova dalla speculazione e dalla proliferazione del cemento.

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