13 febbraio 2020 - Ravenna, Politica

“Il voto della Regione scuote la poltrona di De Pascale”

Le parole di Ancisi (LpR)

Ancisi: “Il centro-destra cambi passo”

Riportiamo di seguito la riflessione del capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, sul voto delle elezioni regionali tenutesi il 26 gennaio scorso.

“L’analisi del voto dato alle elezioni regionali del 26 gennaio nel comune di Ravenna, non opinabile perché basata sulla matematica, non legittima da un lato l’entusiasmo del PD locale e dei suoi alleati locali per il loro personale successo, ma dall’altro ammonisce il centro-destra a riconoscere, per non replicarli, gli errori che hanno fatto sfuggire una vittoria alla portata di mano. Intendiamo per centro-destra i partiti che oggi si chiamano Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia a prescindere dai vari cambi di nome. Mentre il confronto dei dati elettorali di Ravenna tra le regionali del 2014 e del 2020, con in mezzo le comunali del 2016, non si applica facilmente all’opposizione, stante la variabilità della sua composizione, è interessante, perché su basi sostanzialmente costanti, il confronto dei dati relativi al PD e alla sua coalizione di centro-sinistra, che chiameremo per ragioni di sintesi PD&c. Di qui il quadro allegato.

ELEZIONI REGIONALI E COMUNALI - Nelle regionali 2014 e 2020, PD&c hanno ottenuto praticamente lo stesso risultato, poco oltre il 52%. Nelle comunali 2016 sono però precipitati al 46,5%, anche se hanno vinto al ballottaggio col 52,5%; così come i partiti di centro-destra sono risaliti dal 21,5% del primo turno al 47,5 del secondo, avendo ricercato e ottenuto, per la prima volta unitariamente, l’alleanza “civica” con Lista per Ravenna. Questo significa che alle elezioni comunali del giugno 2021 non sarà affatto facile per PD&c, e tanto meno scontato, mantenere sia al primo turno che al ballottaggio almeno il 50% per cento dei voti più uno, necessari per non essere spedito all’opposizione dopo 51 anni di governo totalizzante.

CIVICO FA DIFFERENZA - Nella scheda elettorale di quest’anno è mancato ovviamente al centro destra l’apporto di Lista per Ravenna (che concorre per statuto solo alle elezioni comunali), apporto storicamente molto superiore ad una differenza di due punti e mezzo scarsi. Molti elettori hanno infatti imparato che quando si vota per Ravenna bisogna apprezzare chi lavora bene e intensamente per questa loro città, anche se non porta casacche di nessun colore e non ha santi protettori nei partiti nazionali o nei leader che di volta in volta spopolano a livello televisivo e mediatico.

CROLLO DELLE ROCCAFORTI - C’è di più. Nel 2016, come dimostra il numero degli eletti nei 10 consigli territoriali del Comune di Ravenna, composti in proporzione ai voti di lista di quelle elezioni comunali, l’opposizione ha vinto contro PD&c nel Centro urbano, alla Darsena di città e al Mare, ha pareggiato a Ravenna Sud, Mezzano, Piangipane e Roncalceci, ha perso a Sant’Alberto, Castiglione e San Pietro in Vincoli, roccaforti storiche del PD, le più lontane dalla città, alle quali Michele De Pascale deve dunque la poltrona di sindaco. Ma è proprio da queste che il 26 gennaio 2020 PD&c hanno ricevuto le maggiori delusioni, in primis a Sant’Alberto, residenza del segretario provinciale piddino, dove sono precipitati dal 56,64% del 2014 e dal 56,03% del 2016 al 49,34% del 2020. Lista per Ravenna deve qui ringraziare la forte opposizione condotta dai propri consiglieri di questa Area territoriale, dove Lega Nord e Fratelli d’Italia non hanno alcun rappresentante, segnalando in particolare quella specie di prodigio avvenuto a Mandriole, residenza del nostro capogruppo e vice-presidente del Consiglio territoriale Giuliano Fogli, dove alla candidata di centro-destra è stato dato il 54,47% dei voti, a fronte del 43,02% dato a Bonaccini. Straordinario è stato anche lo scivolone della coalizione PD&c a Castiglione, roccaforte del vicesindaco, tra il 59,61% del 2016 e il 48,69% del 2020.

CENTRO-DESTRA MAGRO - Va anche ricordato che da vent’anni a questa parte i tre partiti di centro-destra, pur con simboli di partito e leader (Bossi, Berlusconi, Fini…) via via al massimo fulgore, hanno raccolto tutti insieme, nel confronto col PD o coi suoi progenitori, i seguenti magri risultati: 28,26% nel 2001, 22,02% nel 2006, 33,72% nel 2011 (imperante Berlusconi) e 21,50% nel 2016. è stato proprio quest’ultimo risultato, il peggiore, a diventare un quasi miracolo nel ballottaggio di due settimane dopo, aumentando del 121%, guarda caso avendo avuto alleata per la prima volta la nostra lista civica, e nessun altra lista.

VIRTU' DA PERSEGUIRE - L’esperienza del 2016 andrebbe dunque ripetuta e “civicamente” allargata per quanto possibile, purché in meglio. Servono qualità massima del programma e delle più alte candidature di governo (che Lista per Ravenna lascia comunque ad altri, pur volendole condividere e apprezzare), nonché unità, solidarietà ed armonia, niente litigiosità o gelosie, all’interno della coalizione, come nelle sue singole componenti. Sono le virtù di cui si è avuta una prova complessivamente non convincente nelle elezioni regionali. A Ravenna, sono tutte da perseguire. Se si vuole vincere".

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