9 marzo 2020 - Ravenna, Cultura, Eventi

XXXI edizione di Ravenna Festival: “Dolce color d’oriental zaffiro (Purgatorio I, 13)”

Dal 3 giugno al 19 luglio

Dolce color d’oriental zaffiro (Purgatorio I, 13)

Che l’Oriente di Dante avesse molti tratti della Ravenna Bizantina non è solo una potente suggestione; lo sostengono illustri studiosi che ne rilevano tracce in numerosi versi danteschi. È inoltre verosimile, ed è comunque bello pensare, che il cielo dal colore azzurro zaffiro che Dante immagina fosse quello intenso e a lui dolce della volta stellata di Galla Placidia.

A questo tema-immagine così luminoso, scelto all’approssimarsi delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, si accosta una visione assai più fosca e inquietante. È un Oriente non più di favola quello ricordato nel concerto diretto da Riccardo Muti: Le vie dell’Amicizia è “Per la Siria” e dedicato a Hevrin Khalaf, la trentacinquenne segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e in prima linea per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo, barbaramente uccisa lo scorso ottobre.

In quest’epoca di quotidiano rendiconto dei danni al più prezioso dei patrimoni comuni – l’ambiente – siamo inoltre consapevoli che il paradiso terrestre può essere irrimediabilmente e definitivamente perduto. Cupidigia e malvagità che rendono irrespirabile “l’aura morta” dell’inferno dantesco possono avvelenare per sempre l’aria, i mari e i fiumi della nostra Madre Terra? Possono incenerire le maestose e altrettanto sacre cattedrali naturali che sono le foreste pluviali?

Quella del Festival è quindi anche una riflessione sulla triplice natura dell’uomo – divina, umana e diabolica – che, sempre in riferimento allo sterminato universo dantesco, sarà il nucleo tematico della Trilogia d’Autunno. Questa si aprirà con una serata affidata a un étoile fuori dagli schemi quale Sergei Polunin, per poi proseguire con il Don Giovanni di Mozart e il Faust di Gounod.

Se la XXXI edizione si inaugura con un capolavoro del Novecento quale Koyaanisqatsi di Philip Glass, la conclusione del calendario estivo è affidata da una parte alla compagnia teatrale catalana Fura dels Baus, con la spettacolare produzione di Carmina Burana in esclusiva italiana, e dall’altra al gala di danza in omaggio ad Alicia Alonso. Nel firmamento della danza brillano la prima assoluta di Don Juan, il nuovo balletto di Johan Inger per Aterballetto, il Balletto delle Fiandre e la Hofesh Shechter Company. Sul podio – oltre a Muti – anche Ivan Fischer con la Budapest Festival Orchestra e Valery Gergiev con l’Orchestra del Mariinsky. Eclettismo è la parola d’ordine per gli appuntamenti con Vinicio Capossela, Stefano Bollani e Neri Marcorè – nonché per i 100 Cellos capitanati da Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi. Se Sant’Apollinare Nuovo ospita i Theatre of Voices di Paul Hillier, a San Vitale si rinnova la rassegna quotidiana dei Vespri delle 19; scorre parallelo il calendario di Giovani artisti per Dante, tutti i giorni alle 11 della mattina nei Chiostri Francescani accanto alla Tomba del Poeta.

In allegato il pre-programma del festival

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