“Consorzio: malagestione, ma nessuno è fuggito con la cassa”
Crediti letteralmente “inventati” per due milioni, “pacchi” di fatture trasferite nella contabilità dell’anno successivo per celare il disavanzo. Ma a quanto pare “nessuno è scappato con la cassa”. Sono questi alcuni punti chiave della vicenda legata al disciolto Consorzio per i servizi sociali. Emergono in una risposta che il presidente della Commissione d’indagine Alvaro Ancisi dà ad una nota di Paolo Guerra, esponente della Lega Nord. La malagestione, così come tratteggiato da Ancisi parrebbe addirittura peggiore rispetto alle ipotesi iniziali; probabilmente minore invece il “buco” rispetto ai 9 milioni di euro di cui si sta da tempo parlando.
Ecco la nota di Ancisi:
"Apprezzo il senso civico che traspare dalla nota dell’esponente della Lega Nord, Paolo Guerra, sul “buco” del Consorzio per i servizi sociali e anche l’invito a che “non trasformiamo questa vicenda in una vetrina per le proposte dei politici”. Lo raccolgo volentieri, anche se, personalmente, ho proprio rifuggito dal “far vetrina”, beccandomi anche una fila di accuse fuori posto di scarsa trasparenza, per aver troppo rispettato il segreto d’ufficio cui sono vincolato come presidente della commissione d’indagine del Comune di Ravenna. Ho risposto solo quando ne sono stato obbligato, anche per fughe di notizie che ho peraltro deciso di denunciare.
Vorrei però consigliare l’amico della Lega Nord di non limitarsi ad esprimere le sue valutazioni e richieste leggendo solo quello che è scritto sui giornali. Il rischio che corriamo tutti è di fare gli allenatori della nazionale davanti al televisore. Capisco che, all’esterno delle istituzioni, è difficile conoscere e “penetrare” le carte. In questo caso, mi metto a disposizione per fornire a chiunque tutti gli elementi che avrò acquisito, in commissione o in proprio, non appena sciolto dal segreto, cioè tra poche settimane.
Una sola affermazione ritengo doveroso chiarire subito per rispetto dell’opinione pubblica. La parola “malagestione”, riferita ai 9 milioni di disavanzo del Consorzio, anche se alla fine forse saranno meno, l’ho pronunciata per primo e ripetuta io. Posso dire, anzi, che è molto peggiore di quanto non fosse apparsa sulla stampa prima che la commissione avviasse i suoi lavori. Sulle cause e sulle responsabilità se ne leggeranno delle grosse, a prescindere da quanto finora trapelato. Sui rimedi per il futuro, ognuno potrà dare buoni consigli.
Ma non è vero che si tratti di una “perdita secca di 9 milioni di euro appartenenti alla collettività”. Nessuno è scappato con la cassa. Se così fosse, ci penserebbe la Corte dei Conti a far pagare tutto ai responsabili (di cui ho già fornito la mappa), anche se magari si sono assicurati contro queste colpe. Gran parte di quello che dovrà essere pagato extrabilancio è dovuta per il pagamento, incoscientemente ritardato, di prestazioni erogate al Consorzio dai fornitori, sostanzialmente le cooperative che fornivano il personale ai servizi (600/700 persone!).
Verificato dagli uffici tecnici che quelle prestazioni sono state rese effettivamente e nei termini dei contratti messi a base delle gare d’appalto, tagliate le fatture che ne eccedano, escluso che si paghino interessi per i ritardati pagamenti, il danno erariale non sussisterà. Su questo sono un feroce cane da guardia. La denuncia alla Corte dei Conti l’ho già predisposta, per ora in bianco. Altra cosa è che le gare d’appalto fossero congegnate in modo da pagare prezzi troppo alti. Questo l’ho sempre denunciato, ma chiama in causa l’intero sistema pubblico ravennate, “drogato” da un intreccio tra potere politico e potere economico parapolitico che non ha pari al mondo.
Abbiamo mai approfondito in questi anni i dati di bilancio e sui servizi erogati dal Consorzio, chiede Guerra? Il consigliere Ancisi sempre, magari solitariamente. Ci sono fasci di documenti che posso esibire. Certo, essendo del tutto fuori dalla gestione del Consorzio, non potevo immaginare che, col voto favorevole dei revisori dei conti, ogni anno fosse nascosto un disavanzo, trasferendo pacchi di fatture nella contabilità dell’anno successivo, e che, nell’ultimo anno prima dello scioglimento, fossero iscritti due milioni di euro di crediti inventati".
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