28 settembre 2009 - Cronaca

"La classifica di Legambiente non è scientifica"

Provincia e Comune spiegano il pessimo risultato di Ravenna sull'inquinamento

Sulla questione dell'inquinamento da polveri sottili e sul primato in negativo ottenuto da Ravenna in una classifica di Legambiente (che ha segnalato 82 sforamenti, piazzandola al secondo posto dopo Napoli) intervengono, dopo Arpa, anche gli assessori Andrea Mengozzi e Gianluca Dradi, con delega all'Ambiente rispettivamente in Provincia e in Comune.

I due replicano al capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che aveva sollevato il problema. “Rileviamo innanzitutto che per la prima volta Ancisi prende per buona una classifica che riguarda la nostra città, mentre in tutte le precedenti circostanze in cui un qualche istituto nazionale (che sia l’Istat, l’Ispra, Il Sole 24ore, Legambiente, ecc…) ci ha collocato tra i migliori in Italia per parametri ambientali o per qualità della vita, ha sempre bollato come inattendibili le relative graduatorie. L’eccezione di questa volta dipenderà dal fatto che la “classifica” di Legambiente è per noi negativa? Ciò premesso, venendo al merito della questione, il comunicato di Legambiente appare assai poco scientifico perché cita i dati di una sola centralina, quella Sapir, correlandoli del tutto impropriamente con le polveri sottili attribuibili al trasporto stradale in ambito urbano”.

 

“La centralina di rilevamento Sapir – proseguono Dradi e Mengozzi -, invece, è una stazione locale che ha la finalità di valutare gli impatti sulla qualità dell’aria circostante, prodotti da una specifica fonte di emissione industriale/portuale. Essa non valuta affatto la qualità dell’aria urbana né le emissioni attribuibili al traffico veicolare urbano. Questi dati sono, invece, valutati dalle centraline collocate da Arpa secondo criteri scientifici predisposti dalla Regione, in linea con le indicazioni Ue, e finalizzati a fornire dati comparabili con tutte le altre città”. La rete regionale prevede a Ravenna tre centraline: in via Caorle, via Zalamella e via Genocchi. A queste va aggiunta quella “storica” della Rocca Brancaleone, i cui costi di gestione ricadono sul Comune. A oggi i superamenti del 2009, rispetto ai 50 microgrammi di PM10 previsti dalla normativa nazionale, rilevati dalle 4 centraline urbane sono 21, “e quindi ancora dentro i limiti di legge, che peraltro sono superati da quasi tutte le città”. Il merito di questo, secondo gli amministratori, è naturalmente da imputare alle misure messe in atto in questi anni, dai blocchi del traffico al bollino blu agli incentivi per il metano.

 

“Sulle emissioni di polveri derivanti dalle varie attività presenti in area portuale – aggiungono gli assessori -, è già in corso da alcuni mesi un lavoro di censimento delle fonti emissive, di studio delle dispersioni delle polveri, di predisposizione di campagne di misurazione, comprensivo di un ammodernamento e potenziamento della centralina di rilevamento Sapir, finalizzato alla revisione delle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera di competenza della Provincia. Dal canto suo l’Autorità portuale ha già indicato i requisiti che devono possedere le imprese che gestiscono le attività di imbarco/sbarco e le prescrizioni cui devono attenersi al fine di minimizzare gli impatti in atmosfera”.

 

Infine, sul paventato nuovo deposito di carbone, Dradi e Mengozzi spiegano che sono in corso le verifiche da parte di Arpa. “E’ del tutto evidente che l’impegno per migliorare la qualità dell’aria della nostra città deve continuare perchè ancora molto resta da fare, ma la disinformazione non serve a conoscere la realtà delle cose né ad assumere le scelte più utili”.

 

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