Ravenna 2011, il Mondiale di Beach Soccer dalla A alla Z

Da Andre a Zero, un vocabolario semi serio sull’evento appena concluso allo Stadio del Mare
lo staff organizzatore del mondiale
14 settembre 2011 |  Ravenna | Bar Sport | Sport | Marina di Ravenna |

Cala il sipario sulla Fifa Beach Soccer World Cup ed è tempo di bilanci. Se è vero che ogni grande costruzione si vede dalle fondamenta, si può dire che quelle del mondiale appena disputato a Marina di Ravenna fossero solide come l’acciaio. Il pubblico ha vissuto undici giorni di gare appassionandosi al calcio sulla sabbia, premiando con presenze costanti e calorose il lavoro degli organizzatori, oltre 100 persone tra Fifa, Figc e volontari, che per più di un mese hanno faticato nell'ombra e contro il tempo per garantire la perfetta riuscita dell’evento. Tanti i protagonisti, dalla Russia vincitrice del trofeo alle cheerleaders che hanno deliziato il pubblico dello Stadio del Mare, passando per nazioni lontane, come Tahiti e Oman, che hanno dato un respiro internazionale alla spiaggia di Marina di Ravenna. Un momento importante anche per la città - grande visibilità e un ottimo ritorno d'immagine - che ora rischia di diventare solo una parentesi, viste le scarse possibilità di mantenere in piedi il bellissimo impianto costruito nei pressi della palizzata. E' lecito attendersi risposte e spiegazioni convincenti dalle istituzioni. 

A come ANDRE. Il baffuto 34enne brasiliano, capocannoniere del mondiale con 14 reti. I 6 centri nella finale sono serviti a superare il portoghese Madjer, non ai verdeoro per vincere il trofeo.

B come BUKHLITSKIY. Il russo, miglior portiere del torneo, è stato decisivo in ogni match. Negli annali il momento in cui riempie uno dei due guanti con la sabbia del campo che lo aveva appena consacrato campione del mondo. 

C come CHEERLEADERS. Otto splendide ragazze spagnole, che hanno allietato gli intervalli tra i tre tempi con coreografie e danze sincronizzate sul campo. Durante i loro stacchetti il silenzio dello stadio era più netto dei momenti precedenti alla battuta di un calcio di rigore. Anche questo è il beach soccer.

D come DUEMILATREDICI. L’anno dei prossimi mondiali, a Tahiti. La numerosa e coloratissima delegazione polinesiana ha mostrato tutto il suo calore: le donne avevano il caratteristico fiore dietro l’orecchio e regalavano collane di conchiglie, i membri dello staff parlavano 4 lingue scusandosi se il loro italiano (quinta lingua) non era perfetto. Un motivo in più per visitare Papeete, rigorosamente senza articolo. 

E come EL SALVADOR. La rivelazione del mondiale. Per due volte aveva le valigie pronte, per due volte le ha dovute riaprire per scrivere un sogno chiamato quarto posto. Commoventi le storie di vita di alcuni giocatori, che terminata l’avventura ravennate torneranno a fare i pescatori, con la sacca piena di nuove consapevolezze e qualche Colòn in più (la moneta locale, che vale 8 centesimi di euro).

F come FIFA. I capi supremi della manifestazione. Una struttura piramidale a compartimenti stagni che si regge sulle regole di un rigidissimo protocollo, fatto rispettare alla lettera dai suoi solerti emissari.

G come GOLOSI DI CIMELI. La caccia al gadget è stata l’attività più in voga del mondiale, con  bambini che sfidavano senza paura gli uomini della security per ottenere dai giocatori una maglietta o un pantaloncino e custodirlo come un tesoro di Micene. Negli ultimi giorni l’interesse di tutti era concentrato sul pallone, un meraviglioso esemplare arancione con motivo azzurro creato appositamente per la manifestazione. Degli oltre 400 messi a disposizione dallo sponsor ne è rimasto solo uno, sgonfio, dietro una delle due porte. I “rapinatori” sono tutti membri dello staff.

H come HOTEL. Spaziosi, confortevoli, ospitali, hanno accolto giocatori e staff per due settimane in quel di Milano Marittima. Le polemiche sull’ospitalità delle nazionali sono sterili e passeggere, gli idromassaggi e le piscine di questi alberghi rimangono. 

I come IRAN. Una delle compagini più silenziose e rispettose del mondiale, si è presentata con scorte di pistacchi donate generosamente agli organizzatori. Un atteggiamento verso gli altri che andrebbe imitato, da tutti.

J come JOAN CUSCO. Attivissimo, disponibile e dal sorriso contagioso, efficiente dietro la macchina organizzativa, cabarettista a tavola (si ricorda la sua preparazione di un sorbetto con tanto di divisa da barman). Non male per il membro supremo della commissione FIFA beach soccer.

K come KUDURO. La danza dell’estate è stata anche la canzone più gettonata dal dj che si occupava della selezione musicale, pompata a volume illegale durante i match. Ora è impossibile ascoltarla senza visualizzare rovesciate, parate, clamorose traverse, voli sulla sabbia.

L come LEGA NAZIONALE DILETTANTI. Se, come ha detto Cusco, “questa edizione della Coppa del Mondo passerà alla storia come la più organizzata" è merito dell'associazione affiliata alla Figc. Un gruppo, una squadra, una famiglia che ha saputo amalgamarsi con la realtà territoriale, ha lavorato giorno e notte per far funzionare il meccanismo e tappare ogni falla. Con un ingrediente in più, che non si impara in nessuna scuola ma è la parte migliore delle persone: la passione.

M come MARINA DI RAVENNA. Per oltre un mese la capitale del beach soccer, frequentata e colorata come non mai. Lo Stadio del Mare è un gioiello che, a sentire i presenti alle precedenti edizioni del mondiale, non si è visto nemmeno a Dubai. Perderlo sarebbe un fallimento, per tutti. 

N come NIGERIA. La squadra più corretta del torneo, premiata con il trofeo Fair Play. La delegazione, sorridente e disponibile, era presente ad ogni giornata di gara, animando con il proprio spirito tribune e uffici.

O come OMAN. Dal deserto asiatico alla spiaggia di Marina di Ravenna la differenza è enorme, anche se la sabbia del campo di gioco era la stessa. Gruppo vincente nello shopping (pare abbiano speso migliaia di euro in vestiti e tecnologia), dal lato sportivo sono necessarie molte altre lezioni di tattica.

P come PERICLE STOPPA. L’ex assessore comunale allo sport ha voluto e ottenuto che Ravenna ospitasse il mondiale. Un mosaico, da solo, non avrebbe convinto Blatter. A quello ci hanno pensato la spontaneità, grinta e tenacia dell’uomo di Marina, più forti del silenzio e della sufficienza di chi non ci credeva. Invece ha avuto ragione lui, ricevendo attestati di stima da ogni parte del mondo. Tutti, ravennati e non, dovrebbero conferirgli per lo meno un “grazie”.

Q come QUALITA’. Il termine più inseguito, usato e infine ottenuto dagli organizzatori per definire il proprio lavoro. Dal coordinatore generale all’ultimo degli inservienti, l’impegno di tutti ha fatto sì che anche chiunque abbia assistito all’evento potesse affiancare questa parola al mondiale.

R come RUSSIA e RAVENNA. Le due vincitrici del mondiale. Da una parte la squadra campione del mondo e la più forte. Una compattezza in campo e fuori che ha determinato il successo, storico ma non a sorpresa, perché le cose programmate e volute spesso portano i risultati sperati. Da brividi il coro “Russia, Russia” (che omaggiamo con il cirillico Россия Россия) che dagli spalti ha accompagnato il team per tutto il torneo. Dall’altra la città che ha permesso tutto questo, il cui nome è apparso in migliaia di volantini, è stato pronunciato dalle bocche di tutti, è stato ripreso dalle telecamere e mandato nelle case di 100mila persone.

S come SOEDA. Il team manager del Giappone, re della comunicazione nonché il personaggio più anarchico al seguito delle nazionali. All’invito a prendere posto nella “player zone”, situata nella curva davanti al campo di allenamento, rispondeva con un inchino da samurai e dopo tre minuti era seduto in tribuna stampa. Cerebrali telefonate agli organizzatori per richieste di biglietti e noleggio di pullmini privati. Una chiamata di 30 secondi al suo numero giapponese costa 5 euro.

T come TLO. Acronimo di “Team Liaison Officer”, in pratica gli accompagnatori delle squadre. Sedici, uno per ogni nazionale, tutti ragazzi dai 17 ai 25 anni, erano il tramite tra l’organizzazione e il team, che dovevano seguire 24 ore al giorno. Novelli “signor Wolf”, avevano il compito di risolvere i problemi dei loro assistiti, dai più banali a quelli più spinosi. Semplicemente fantastici.  

U come UNDICI SETTEMBRE. Una data entrata nella storia dopo il golpe in Cile del 1973 e l’attentato alle torri gemelle di New York nel 2001. È anche, più poeticamente, la giornata conclusiva del mondiale di beach soccer, anno 2011. Per non dimenticare, ma per ricominciare, ancora una volta, a vivere.

V come VELASQUEZ. Per gli amici Frank, il piccolo numero 11 salvadoregno ha fatto impazzire mezzo mondo, tra cui la povera Italia, caduta sotto i suoi colpi mortali nei quarti di finale. L’uomo nuovo del torneo, festeggiatissimo dai compagni e dai coloratissimi tifosi. Si porta a casa uno stretto terzo posto nella classifica per il miglior giocatore, dietro al russo Leonov e al brasiliano Andre.

Z come ZERO. Il nome di una variante della più famosa bibita gassata del pianeta, consumata in quantità industriali durante il mondiale. In due settimane si sono verificati veri e propri assalti ai frigoriferi (anche quelli delle zone dedicate al relax dei giocatori e degli arbitri) alla ricerca della fatidica bottiglietta. Almeno dieci le metamorfosi di chi si faceva vanto di non bere "quell’intruglio" e poi è entrato nel tunnel della “zero”, arrivando a mostrare crisi isteriche e di astinenza quando i frigoriferi ne erano sprovvisti.

Matteo Papi

 

 

Commenti

Portiere

Bravo Matteo, bel riassunto. Aggiungerei l'immagine dell'inconsolabile crisi di pianto del portiere del Senegal che aveva intuito il rigore decisivo di Madjer senza riuscire a trattenerlo. Probabilmente voleva dedicare quella parata alla sua gente, che ha costituito la macchia di pubblico più numerosa e organizzata.
Aggiungo infine che il successo della manifestazione è stato aiutato dall'incredibile svolgersi delle partite dell'Italia: le prime due ai rigori, la terza risolta all'ultimo secondo e la quarta ai supplementari.
Ora largo al dibattito sul mantenimento della struttura. Perché, parafrasando il confronto sulla Darsena, non si organizza un "Il Beach Stadium che vorrei"?

Grande!

Complimenti Matteo! Ottimo articolo, rende in maniera esauriente l'idea di tutto ciò che è stata questa splendida avventura. Di te ricorderò tutto: dai sorrisi alle battute ai balli ed alla maglia della Russia orgogliosamente indossata al party finale! E' stato un piacere conoscerti! A presto e W il beach soccer!

molto bello è stata una

molto bello è stata una bellissima avventura viva il beach soccer

Che nostalgia

Ciao Matteo. Voglio solamente dirti che per me è stato un enorme piacere averti conosciuto ed aver contribuito, insieme a tanti altri volontari tra cui molti bambini, alla realizzazione ed al successo di questo manifestazione che rimarrà per sempre tra i miei (ed immagino anche tuoi) ricordi più belli. Quindi, come ha già scritto Danilo, arrivederci a presto e viva il beach soccer.

Matteo sei stato perfetto

Matteo sei stato perfetto complimenti per l'articolo sono orgoglioso di essere quello che ti ha scelto per fare il capo dei TLO non mi sono sbagliato come non mi sono sbagliato a segliere tutti i miei collaboratori.

Sei un grande ci vogliamo vedere presto. Ciao 

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