Un libro per “Gli ultimi ghigliottinati a Ravenna”
Nuovo appuntamento coi mercoledì culturali in riva al mare promossi dalla Capit al Bagno “La Piazzetta” di Marina di Ravenna (via Lungomare, 76 nei pressi della Diga foranea).
Domani, alle 21, Elisa Bianchini, introdotta dal prof. Giorgio Gruppioni, presenterà il suo libro “Gli ultimi ghigliottinati a Ravenna”, Edizioni del Girasole, 2010.
Nell’estate del 2001, e precisamente l’11 agosto, a Ravenna, un nubifragio allagò buona parte della città compresi gli scantinati dell’Ospedale Civile, all’interno dei quali si videro “galleggiare” quattro teste. La città rimase sorpresa. Di chi erano quelle teste? Chi le aveva decapitate? Si imparò così una storia che veniva da lontano. Infatti è dalla metà dell’ottocento che l’Ospedale è in possesso delle quattro teste, da quando cioè nel 1864 Pietro Puntiroli detto Chilazzo e Antonio Fusconi detto Cippon furono ghigliottinati a seguito di una sentenza capitale. Le altre due teste appartenevano a Luigi Casadio detto Gaggin (o Gagì) e Francesco Bertini detto Tigna (o Tegna). L’Ospedale Santa Maria delle Croci ha continuato a custodire le quattro teste mummificate nel Reparto di Anatomopatologia, dove il tecnico Costante Galli si è occupato personalmente del restyling, doveroso dopo il bagno fuori programma.
Più recentemente la Direzione AUSL ha affidato i reperti al Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Bologna, nella cui sede di Ravenna il Prof. Gruppioni dirige il Laboratorio di Antropologia che ospita collezioni osteologiche d’interesse archeologico. Individuata dunque una più che dignitosa soluzione museale per le quattro mummie, Elisa Bianchini ne racconta la vera storia.
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