9 aprile 2019 - Marina di Ravenna, Cronaca

La tragedia sfiorata: il naufragio del Candiano del 1966

Affondò inesorabilmente e s’inabissò nel buio fondale dove è rimasto per sempre

Un tragico 4 novembre

Letteralmente una tragedia sfiorata quella avvenuta il 4 novembre 1966, al largo di Marina di Ravenna, dove la collera della natura si è imbattuta sulla zona rischiando la morte di cinque uomini.

Stiamo parlando del naufragio del natante “Candiano”, armato alla fine degli anni Cinquanta dalla ditta Ferruzzi di Ravenna: purtroppo affondò e rimase per sempre nel buio e freddo fondale, ma i cinque uomini dell'equipaggio si salvarono. 

Cos’era il Candiano?

Il Candiano era nato e usato per anni come carboniera nel Tamigi, giunse poi nel nostro porto dove fu svuotato dal carico di carbone e allestito per la sua nuova mansione: giungere alla nave contente i cereali (che provenivano dalle Americhe principalmente) la quale si trovava al largo, aspirare la merce, tornare al porto e scaricarla.

Esso non aveva capacità di movimento propria, quindi veniva attaccato ad un rimorchio che lo portava alla nave e poi lo riportava al porto.

Aveva una stazza di circa 2.000 tonnellate; un equipaggio di 5 persone ed era dotato di un impianto aspirante della potenza di circa 80/90 tonnellate/ora alimentato a diesel.

Veduta del porto negli anni Sessanta: si notano a sinistra i silos per i cereali della Ferruzzi

L'imprevedibilità del mare...

Il Candiano uscì in mare il 2 novembre per prelevare mais da una nave; aveva quasi terminato il carico quando nel pomeriggio del 3 novembre il maltempo cominciò ad incombere, il mare divenne sempre più mosso e il Candiano dovette staccarsi dalla nave.

Poche furono le ore in cui le condizioni meteorologiche avrebbero ancora permesso ai rimorchiatori di andare a salvare il Candiano, ma in quel lasso di tempo tutti erano occupati.

Inoltre non vi erano collegamenti radio tra il Candiano e la terraferma.

Il vento da scirocco si fece sempre più forte e minaccioso.

Fu incitato ad intervenire il comandante di un rimorchiatore, ma nonostante avesse compreso il pericolo che si faceva sempre più incombente sull’equipaggio del Candiano, decise di non mettere in pericolo la vita dei suoi uomini in quanto il tempo non accennava alcun miglioramento.

Notte di burrasca e terrore

Nella notte tra il 3 e il 4 la burrasca aumentò d’intensità e nel primo pomeriggio avvenne il disastro; sotto la furia degli elementi si aprì un varco alle ondate che si riversarono sulla coperta del battello.

Si trattò di istanti di terrore per i cinque uomini che nel giro di pochissimo videro il Candiano cominciare ad imbarcare acqua e a sbandare.

In poche ore cominciò ad inclinarsi sempre più pericolosamente.

Realizzazione di silos nell'area San Vitale (immagini da "Il Porto di Ravenna", collana I libri de il Romagnolo)

Il lieto fine

L’equipaggio lanciò razzi segnaletici che per fortuna furono visti da una piccola petroliera rimasta in zona per l’impossibilità di entrare in porto.

All’equipaggio sembrò un miraggio: con una manovra azzardata e coraggiosa, la petroliera riuscì ad avvicinare il Candiano ormai in balia del mare e a prendere a bordo i cinque marinai che si erano gettati in acqua dopo il vano tentativo di attrezzare il gommone di salvataggio.

Di lì a poco il Candiano cominciò ad affondare inesorabilmente e s’inabissò nel buio fondale dove è rimasto per sempre, inghiottito ogni giorno di più dal fondo sabbioso.

Il 5 novembre le condizioni del mare migliorarono e la petroliera portò in porto coloro che aveva salvato da morte certa: il comandante Rinaldo Quadrelli e i marinai Giuseppe Grillo, Vincenzo Locane, Cesare Ottaviani e Andrea Tura.

 

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