Ravenna e la Divina Commedia nel mondo
Mentre continuano le iniziative per la candidatura di Ravenna a capitale europea della cultura, è interessante ripercorrere la storia di alcune “pietre miliari” che hanno fatto conoscere la città a livello internazionale. Ecco in questo scritto (presentato in due parti) di Walter Della Monica - animatore del Centro Relazioni culturali - la nascita della “Divina commedia del mondo” e il ricordo dell’esperienza delle letture dantesche di Vittorio Sermonti.
E' stato scritto, in occasione di una rievocazione del Trebbo Poetico della poesia italiana - che mezzo secolo fa, partendo dalla Romagna, ebbe in Italia una certa fama e risonanza - come lo stesso Trebbo Poetico fosse da considerare l'apripista delle famose letture di Vittorio Sermonti della Divina Commedia a diretto contatto col pubblico. E che sia stato anche l'anticipatore del "successivo dilagare del fenomeno delle pubbliche performance e lo scatenarsi di autentici fanatismi di fronte ad eventi simili, proposti da noti attori quali Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Roberto Benigni".
Non so dire se quest'ultima affermazione sia più di merito che di demerito per quella nostra lontana esperienza vissuta dal 1956 al 1960. Quello che posso dire, invece, è raccontare brevemente com'è andata la mia successiva avventura con Dante e la sua Commedia, dopo quella giovanile del Trebbo Poetico.
Nel 1987 ascoltavo, per RadioTre, commentare e leggere - in modo del tutto nuovo e diverso da quello che fin'allora avevo ascoltato e praticato - i canti dell'intera Divina Commedia, uno per ogni giorno. Il racconto-commento e la lettura, sapientemente innovativi, erano quelli di Vittorio Serrnonti. Conoscevo Sermonti dal tempo del Trebbo Poetico come giovane poeta, e di lui sapevo che insegnava all'Accademia di A-rte drammatica di Roma. Nulla di più.
L'anno dopo esce, da Rizzoli, il primo volume di quelle letture radiofoniche con la raccolta di quei commenti e dei 34 canti dell'Inferno. La supervisione di Gianfranco Contini avvalorava maggiormente l'opera intrapresa da Sermonti. Così lo invito a venire a Ravenna, a Casa Melandri, per presentare il volume al nostro pubblico. Cosa che poi accadrà anche per i due successivi, contenenti le altre due Cantiche, che usciranno rispettivamente nel 1990 e nel 1993.
Nel frattempo (1992), avendo noi, come Centro Relazioni Culturali, promosso e organizzato il "Processo per la tragica storia di Paolo e Francesca", invito anche Sermonti a partecipare e a leggere pubblicamente il V dell'Inferno. Il pubblico, che gremiva il teatro, fu affascinato, e compartecipe alla commozione, nel sentire raccontare e dire da Sermonti quei versi famosissimi di Dante.
Nel 1993, esce, come detto, l'ultimo volume con i 33 canti del Paradiso. Propongo a Sermonti di presentare il volume non più , a Casa Melandri, ma nella Basilica di San Francesco, accanto alla tomba di Dante. E, infatti, la sera del 3 aprile del 1993, organizziamo, con la piena collaborazione dell'allora direttore del Centro Dantesco dei frati francescani, padre Enzo Fantini, la lettura dell'ultimo canto, il "Vergine madre, figlio del tuo figlio ... ". Alla fine della lettura, l'entusiasmo del pubblico, che riempiva letteralmente la chiesa, si trasformò in un applauso interminabile.
Da qui, incominciai a pensare ciò che sarebbe avvenuto poi. Vale a dire la lettura completa della Divina Commedia raccontata e letta da Sermonti come l'avevo sentita per radio e da farsi in quella stessa chiesa e in quella stessa maniera, dopo una brevissima nota di presentazione dei canti a nostra cura.
A quel punto bisognava risolvere il problema del finanziamento dell'impresa che, nei progetti, avrebbe dovuto aver luogo in tre anni con due cicli annuali, in primavera e in autunno. coincidenti con i due mesi di nascita e di morte di Dante. Chi avrebbe potuto sponsorizzare il nostro Progetto Dante Ravenna, come lo chiamammo?
Ne parlai nel giro che conta, soprattutto con il sindaco d'allora, Pierpaolo D'Attorre, un giovane e sensibile studioso, docente dell'Università di Bologna (morto, purtroppo, prima del termine della nostra avventura). Subito si entusiasmò dell'idea e ci fu a fianco nelle nostre ricerche di uno o più sponsor. Fintanto che incontrammo la persona giusta nell'allora direttore dell'Associazione Industriali di Ravenna, il quale ebbe l'idea, sua volta, d'interessare un giovane e dinamico manager proveniente da Milano per prendere in mano la Calcestruzzi, dopo le note disavventure del Gruppo Ferruzzi Gardini. Ebbene, questo manager capì al volo l'importanza di legare il nome della nuova Calcestruzzi a una tale, singolare, inedita iniziativa culturale per la città di Ravenna, in quanto "ultimo rifugio di Dante". (segue)
Walter Della Monica


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