“La strage del ponte degli Allocchi”

Ci sono tanti modi per conservare la memoria dei fatti e degli avvenimenti storici. Uno, che negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo, è il “fumetto di realtà”. E in questa scia si inserisce anche l'ultima fatica letteraria di Saturno Carnoli, che insieme al disegnatore Leonardo Guardigli ha dato vita a “La strage del ponte degli Allocchi. 25 agosto 1944” (Danilo Montanari editore). Il libro, però, non è “solo” un fumetto: nelle sue 63 pagine, infatti, oltre alle intense tavole di Guardigli – con con un tratto essenziale riesce a trasmettere tutte le sensazioni e gli orrori degli avvenimenti che precedettero e seguirono la strage in cui persero la vita dodici persone – contiene anche il racconto dettagliato, storico degli eventi, con documenti e foto. Oltre ai nomi dei martiri vengono fatti i nomi dei colpevoli; vengono descritte le loro vite e le loro storie. E sullo sfondo emerge la storia di una città, Ravenna, che è rimasta tutto sommato silenziosa, quasi indifferente alla tragedia che si è consumata. Quello di Carnoli e Guardigli è un libro che si legge con piacere; non è didascalico e potrebbe riuscire nel non facile compito di avvicinare ai temi della Resistenza, della Seconda guerra mondiale e della guerra civile le generazioni più giovani.
Il libro è in vendita in tutte le librerie di Ravenna.

La storia
Come scrive il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci nella prefazione del libro, quella del Ponte degli Allocchi fu una delle azioni più brutali compiute in città durante i mesi dell'occupazione tedesca.
Il protagonista principale di questa storia è il giovane gapista (i Gap, Gruppi di azione patriottica, erano gli incursori partigiani) Umberto Ricci, detto “Napoleone”, studente di Massa Lombarda e autore dell'agguato in cui fu ucciso Leonida Bedeschi, detto “Cativeria”, dall'8 settembre al servizio dei tedeschi nella Brigata nera “Ettore Muti”. Ricci venne catturato subito dopo, arrestato, interrogato, torturato. Nonostante le sofferenze non rivelò mai nulla che potesse far scoprire i compagni, nonostante una campagna di disinformazione della prefettura tentasse di far credere il contrario. “Napoleone” venne giustiziato al Ponte degli Allocchi insieme a Natalina Vacchi, operaia e sindacalista alla Callegari: a loro fu riservato l'onore dell'impiccagione e i loro corpi rimasero appesi per diversi giorni, come monito alla cittadinanza. A loro è stata assegnata la Medaglia d'argento al valor militare. Insieme a loro trovarono la morte per fucilazione altre dieci persone: Domenico Di Janni (fornaio), Augusto Graziani (tipografo), Aristodemo Sangiorgi (colono, aveva ospitato una tipografia clandestina), Pietro Zotti (bracciante e tipografo), Mario Montanari (professore), Michele Pascoli (barbiere), Raniero Ranieri, Valsano Sirilli (commerciante), Edmondo Toschi (industriale), Giordano Vallicelli (fattorino postale).

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