La Divina Commedia nel mondo (2)

 

La seconda parte dell'articolo di Walter della Monica sulle letture dantesche internazionali.

Dunque, con Sermonti fissammo il calendario primaverile e autunnale dei primi due cicli di letture dell'Inferno che ebbero inizio il 28 aprile del 1995 per proseguire nel '96 con il Purgatorio e terminare nel 1997 con il Paradiso, dopo un'anteprima dell'ultimo canto della Commedia, alla presenza di Papa Giovanni Paolo Il a Castelgandolfo, là invitati su interessamento dell'allora ambasciatore italiano in Vaticano, nonché presidente nazionale della "Dante Alighieri", Bruno Bottai, e accompagnati dal discendente del Poeta, Pieralvise Serego Alighieri, dall'allora vicepresidente del Consiglio, Walter Veltroni, dal Cardinale Tonini, nonché dalle massime autorità civili e religiose di Ravenna e da una rappresentanza di collaboratori ed estimatori di Sermonti e delle letture dantesche promosse dal nostro "Progetto Dante".

Così iniziò e si compì, per la prima volta in Italia, la traversata dell'intera Divina Commedia, coinvolgendo una quantità enorme di gente, sia di Ravenna, ma anche di fuori Ravenna, compresi personaggi notissimi del mondo della cultura, politica, spettacolo e del giornalismo italiani. E ciò accadeva, più o meno, con quella stessa modalità con cui Boccaccio tentò nel 1373 la medesima impresa nella chiesa di Santo Stefano di Badia in Firenze, ma che vi dovette rinunciare dopo il 17.mo canto dell'Infemo.

“Un evento unico”

Concluso quello che fu definito dalla stampa "un evento unico, mai registrato nella storia della critica e della divulgazione dantesca", pensammo subito che cosa fare ancora nel nome di Dante e di Ravenna, oltre le tradizionali conferenze dei dantisti e studiosi che si tengono annualmente per conto dell'Opera di Dante. Per la verità, cosa fare ancora per Dante, stava già scritto, come ho trovato nel libretto distribuito al pubblico che partecipava nel 1995 alla lettura di Sermonti dell'Infemo. Stava scritto così: "Qualora l'iniziativa ottenesse i risultati sperati, "è già in programma la lettura annuale di una serie di canti della Commedia con la collaborazione delle Università straniere e la partecipazione di esperti lettori nella loro lingua d'origine".

Questa prima idea mi venne suggerita da un volume dell'editore Longo, pubblicato nel 1992, che s'intitolava "L'opera di Dante nel mondo", a cura del professor Enzo Esposito, il più importante esperto di bibliografia dantesca dell'Università di Roma. Ne misi in contatto con lui con un paio di andate a Roma, per verificare la possibilità' di dare vita a una rassegna annuale di letture internazionali della Divina Commedia, invitando i relativi traduttori, esperti e lettori. Così, con la consulenza scientifica del professor Esposito, scegliemmo con Sermonti le prime delle tre traduzioni della Commedia fra le più recenti, e invitammo i traduttori Allen Mandelbaum per la sua versione nordamericana, Huang Wenjie per quella cinese e Jacqueline Risset per quella francese. A quella prima edizione della rassegna, cui demmo il nome "La Divina Commedia nel mondo", che si svolse l'11, 18, 25 settembre del 1998, parteciparono, assieme ai traduttori, un solo esperto e lettrice cinese In seguito, con ciascun traduttore, prenderanno parte alla conversazione, che precede la lettura di un canto della Commedia (prima in italiano e poi nella lingua in programma), uno o due esperti, i lettori e un conduttore. Ruolo, questo, assunto da Sermonti per i prini tre anni della rassegna.

Così, di anno in anno, a partire dal 1998, si sono susseguite durante il "Settembre dantesco" ravennate, tre distinte letture che si svolgono sempre nella Basilica di San Francesco, con il costante sostegno, sin dalla prima edizione, della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna, oltreché della Presidenza della Regione EmiliaRomagna e la collaborazione del Centro Dantesco dei Frati francescani, del Comune e della Provincia.

A tutto il 2009, le versioni straniere presentate sono 36 suddivise in quattro continenti (Australia esclusa), con prevalenza delle versioni europee, evidentemente. Rimangono ancora varie altre versioni da presentare, fra le quali quelle pubblicate, sembra, anche in sanscrito, thailandese e indonesiano, di cui faremo ricerche, così come abbiamo fatto per l'afrikaans, il nepalese, ecc.

La passione dei traduttori

I ricordi. I ricordi sono tanti con 36 letture alle spalle. I più curiosi sono quelli legati ovviamente ai protagonisti: i traduttori.

Per esempio, quello cinese a cui mancava la voce e chiede a Dante di scusarlo se deve far leggere ad altri il canto da lui prescelto, e depone un fiore sulla tomba, ringraziandolo d'averlo "chiamato" a Ravenna.

E il vecchio traduttore albanese Pashko Gjeçi, notissimo poeta, che da incarcerato, ai lavori forzati ed esiliato per anni dall'allora regime comunista, si dedica alla traduzione della Divina Commedia. Di questo ne parlerà sul Corriere della Sera, entusiasta e commosso, in coincidenza con la nostra rassegna, anche il suo connazionale, il famoso scrittore Ismail Kadaré.

E poi, la giovane traduttrice persiana di Teheran, Farideh Mandavi Damghani che, dopo aver tradotto la Divina Commedia per cui si aggiudica nel 2003 il Premio Internazionale "Diego Valeri" per traduttori stranieri, si dedica, con la nostra collaborazione, alla traduzione di singole raccolte, inedite per il suo Paese, di poeti italiani del '900 come Ungaretti, Cardarelli, Montale, Quasimodo, ecc. Così come tutte le altre opere di Dante. E, per ultima, l'antologia della poesia italiana da San Francesco a Mario Luzi, attraverso 109 poesie di cinquanta poeti fra i più significativi della nostra letteratura. Per tutto questo, viene premiata con la Medaglia d'Oro di Firenze e di Ravenna e le viene conferita nel 2005 la cittadinanza onoraria ravennate. Nel 2006 viene nominata Commendatore della Repubblica Italiana per i suoi meriti culturali.

E come dimenticare la lettura cantata come un salmo di un canto del Purgatorio da parte del traduttore indiano di lingua malayalam, dell'estremo sud dell'India? E questo, in quanto la grande poesia, come la Commedia, è da considerarsi (a suo dire e a dire anche del traduttore nepalese) un testo assolutamente sacro

Poi, il traduttore irlandese, Ciaran Carson, (poeta di primo piano e professore dell'Università di Belfast) che ha regalato al pubblico la sorpresa d'introdurre il suo intervento e la lettura del canto. con una toccante suonata di flauto, da lui stesso eseguita. E ciò in quanto gli permetteva, ha spiegato, una maggiore concentrazione. Quella stessa che l'aveva aiutato a dare "una musicalità mai incontrata" alla sua traduzione della Commedia, com'è stato sottolineato dalla critica angloamericana.

Ecco, a grandi linee, raccontata la storia sin qui della mia, della nostra, singolare avventura dantesca.

E dopo? Questa è la domanda che ci viene rivolta molto spesso. Chi sa dirlo? Con gli anni che ci ritroviamo, bisognerà pensare invece a chi eventualmente lasciare in eredità la nostra forse non del tutto inutile avventura in compagnia di Dante e della sua Commedia.

Intanto col "Settembre Dantesco 2008" l'avventura è arrivata alle versioni uzbeka, maltese e gaelica.
Lo scorso settembre, sono state presentate le versioni in svedese, ceco, e in esperanto. (2-fine)

Walter Della Monica

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