“Il gladiatore dimenticato”

Un episodio storico poco noto, un eroe germanico, Arminio, identificato con Sigfrido, il figlio del condottiero inviato a Ravenna dopo la morte del padre. Sono questi gli ingredienti de “Il gladiatore dimenticato – Mito e realtà nella vicenda di Tumelico, figlio dell’eroe germanico Arminio” (Longo Editore, 2009), con cui Eraldo Baldini torna ad occuparsi di saggistica.
Lo scrittore ravennate, noto al grande pubblico per la sua produzione noir, cerca di far chiarezza sulla figura di Tumelico, giunto a Ravenna attorno al 15 d.C. e che qui, secondo le fonti letterarie, storiche e drammaturgiche, sarebbe morto nell’arena dopo aver intrapreso la carriera da gladiatore. Ma andò proprio così? La precisa ricostruzione del libro parte da un episodio della storia antica denso di interrogativi e di suggestioni, risalente a duemila anni fa. Nel 9 d.C. si combatté la battaglia della Selva di Teutoburgo, con la quale i Germani, guidati dal condottiero Arminio, fermarono l’espansione dell’Impero Romano nei loro territori e cambiarono la storia. Nel contempo sua moglie Tusnelda, incinta, fu catturata dai Romani e il figlio che le nacque in prigionia, Tumelico, ancora piccolo fu portato da Roma a Ravenna, dove crebbe e visse la propria esistenza.
Baldini ha il grande pregio di rendere familiare una vicenda ai più sconosciuta, attraverso una ricostruzione storica dal ritmo incalzante, dove si alternano racconti di battaglie e descrizioni di paesaggi. Una storia che appassiona il lettore, specie se ravennate, nel tentativo di scoprire il legame tra un personaggio “minore” della Storia e la città bizantina. Con il rigore dell’antropologo, Baldini rivisita tutti i documenti storici e letterari che trattano di Tumelico e nel farlo ci regala uno spaccato della Ravenna romana quanto mai interessante. Innanzitutto come luogo prediletto per gli esiliati di grande fama, tema che anticipa il destino di “ultimo rifugio”, che sarà proprio della città dopo Dante e Byron. Frequenti incursioni nella storiografia ravennate, con le testimonianze di Girolamo Rossi, Olindo Guerrini, Antonio Zirardini, Primo Uccellini, ci ricordano poi che Ravenna ha ospitato diversi luoghi per i “Ludi Gladiatori”: un’arena che si trovava nella zona Basilica di San Vitale, un anfiteatro per la corsa delle bighe in zona Port’Aurea e un circo, sito nell’odierna via Cerchio.
Il saggio di Baldini rappresenta anche un brillante esempio di come, a volte, possa essere la storia ad ispirarsi alla letteratura e all’arte e non viceversa, con un ribaltamento dei dati sensibili in favore di una realtà più fittizia, misteriosa e poetica. Ma che, di fatto, hanno prodotto falsi storici che solo dopo attente letture possono essere svelati. (m.p.)


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