Stella dell’opera e “ravennate” per caso

Tito Gobbi, uno dei più grandi baritoni del Novecento, per alcuni mesi fu ospite della famiglia Foschini dopo un incidente d’auto. Questa è la storia…

“Era il 1947... mio padre viaggiava sulla Reale, vicino ad Alfonsine. Ad un certo punto fu superato a gran velocità da una macchina americana, magnifica, completamente insolita in quelle zone. Dopo una curva vide il macchinone nel fossato. Era uscito di strada per schivare un ciclista e già si era formato un capannello di passanti inferociti, che inveivano contro il guidatore.

Tirato fuori l'uomo che era al volante, videro che affianco giaceva la moglie, svenuta, insanguinata, gravemente ferita. Mio padre si offrì di aiutarli e portare la donna all'ospedale. A quel punto il guidatore si presentò: sono Tito Gobbi.

In un attimo tutta la rabbia degli astanti si trasformò e partì un applauso, perché nelle nostre zone l'opera lirica era una passione popolare e Tito Gobbi era già una grande stella amata dai melomani”.

Sono le parole di Loredana Foschini, la figlia di Antonio Foschini, proprietario della rinomata saccheria ravennate, che aiutò e ospitò Tito Gobbi nella sua casa di Ravenna per i mesi necessari a far ristabilire la moglie.

“Le condizioni della donna erano gravi: commozione cerebrale, braccia rotte, gamba rotta, al punto che non poteva essere trasportata ma doveva rimanere in rianimazione a Ravenna. Tito Gobbi era disperato, perché sapeva che non poteva rimanere a lungo. Allora mio padre gli diede la sua macchina per andare a onorare i molti impegni professionali e la disponibilità della sua casa, dove Gobbi poté andare e venire liberamente per i mesi successivi. Avemmo così l'onore di vivere, per così dire, con questo grande cantante per un certo tempo”.

Si ricorda quali fossero le sue abitudini, o un particolare qualsiasi che l'abbia colpita?

“Gobbi studiava – aveva chiesto però una stanza appartata, per la sua privacy – faceva ogni giorno un po' di vocalizzi e cantava qualche aria. Poi diceva che bisognava mantenersi allenati fisicamente, per cui, se rimaneva almeno due o tre giorni, si infilava dei calzoncini, una berretta e andava a fare una corsa di un'oretta all'ippodromo (noi abitavamo proprio lì affianco).

Poiché mio padre era un melomane all'ultimo stadio, mi portava sempre all'opera, anche quando ero piccolissima. Vidi così la Callas, Del Monaco (che stava a Marina di Ravenna) e dissi a Gobbi, che era un uomo molto bello: ‘Come fa a trasformarsi in un uomo così brutto quando fa Rigoletto?’ e lui si trasformò in Rigoletto in un sol gesto, davanti ai miei occhi”.

Questa era la storia di Tito Gobbi - uno dei più grandi baritoni del Novecento, il terribile Scarpia della Tosca con la Callas nonché il primo interprete di Wozzeck in Italia - che ha trascorso alcuni mesi a Ravenna, ospite della famiglia Foschini, rimasta fino ad oggi sconosciuta.

Sabrina Avantario

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