I canti rituali della Romagna

La tradizione romagnola dei 'canti di questua' protagonista della mostra “Siamo qua con canti e suoni. I canti rituali dell’Epifania e di Calendimaggio in Romagna”, allestita dal 4 al 20 giugno 2010 alla biblioteca Oriani.

I rituali più diffusi nella tradizione popolare romagnola, la “pasquella” e il “maggio delle anime” vengono illustrati da una serie di fotografie realizzate da Giovanni Zaffagnini nel corso di una lunga ricerca sul campo (effettuata con Giuseppe Bellosi negli anni ’70 e ’80). Elemento comune dei rituali, è la presenza di canti di questua, eseguiti da gruppi di persone che percorrono le strade dei paesi e le campagne durante la notte, fermandosi a cantare di casa in casa. Se la “pasquella” unisce l’evocazione della visita ai magi alla capanna ad auspici di fecondità alla famiglia che accoglie e offre cibo ai cantori, il “maggio” sin dagli inizi del Novecento ha assunto una connotazione religiosa ed è destinato alla raccolta di offerte per le anime del purgatorio.

Conservare il dialetto
La mostra è promossa dal “Centro per il dialetto romagnolo”, organo costituito dalla Fondazione Casa di Oriani, in collaborazione e con il sostegno della Provincia di Ravenna, nato dalla convinzione che i dialetti siano un elemento costitutivo dell’identità di un territorio e rappresentino un fondamentale patrimonio culturale da conservare, tutelare e valorizzare.
Il “Centro per il dialetto romagnolo” ha sede a Castiglione di Cervia nella casa di Umberto Foschi, indimenticabile studioso delle tradizioni popolari romagnole di cui, proprio nel 2010, ricorre il decennale della scomparsa. La sua dimora è stata donata, insieme all’archivio e alla biblioteca, all’istituzione culturale ravennate dalla signora Alda Foschi.

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