Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore.

 

“Prenotare un esame clinico potrebbe sembrare una cosa semplice, addirittura banale… poi ci provi… e cambi idea!
E’ quanto mi è accaduto negli ultimi mesi, dopo che – a causa di un forte dolore ad un braccio – il mio medico di base mi ha prescritto delle radiografie.

Il “viaggio della speranza” è iniziato l’11 marzo 2019, quando, ancora fiducioso, chiedo la prenotazione dell’esame con l’impegnativa del medico: esame che mi viene fissato per il 26 aprile, a Cervia, benché io sia di Ravenna…

“Vabbè – mi dico – ho prenotato: è pur sempre una piccola certezza”. E quando hai qualche problema di salute questo è un pensiero confortante… Ma mi sbagliavo! Dopo alcuni giorni mi arriva la telefonata dell’Ausl Romagna che mi chiede di spostare l’appuntamento al 6 maggio per “inderogabili sopraggiunte ragioni”… Con il mio dolore al braccio – nel frattempo diventato sempre più insopportabile – accetto “l’inderogabile” slittamento, convinto che sarebbe finita lì… Ma mi sbagliavo ancora. Nei giorni seguenti mi chiamano per spostarlo ancora… e poi ancora. Incredulo, di fronte all’ennesimo spostamento mi oppongo. Così vengo dirottato all’ospedale di Ravenna, dove – dopo mezz’ora di attesa – finalmente mi viene eseguito l’esame. Il referto? Vari giri a vuoto dopo, riesco ad ottenerlo: non era in portineria come mi era stato indicato, ma in radiologia…!”.