Una batteria fatta della materia di cui sono fatti i sogni: quando suonava dal vivo con i Police, il pubblico si chiedeva come quel ragazzo biondo potesse gestire ritmi allo stesso tempo così folli e così perfetti. E che si fa dopo aver scritto una grossa pagina della storia del rock a 29 anni, in cinque, fondamentali, album? Ovvio – almeno per Stewart Copeland: ci si dedica alla ricerca e alla musica che più si ama, senza limiti. Fino a trascinare un’intera orchestra sinfonica lungo tutte le anse e i meandri del ritmo. Accade – in esclusiva italiana per Ravenna Festival – domani, sabato 29 giugno, alle 21 al Pala De André. Con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, per l’occasione diretta da Troy Miller, Stewart Copeland ripercorre i momenti salienti della propria leggendaria carriera musicale, prima come rockstar poi come acclamato compositore cinematografico (da Rumble Fish di Coppola a Wall Street di Oliver Stone, tra i tanti), così come nei mondi dell’opera, del balletto e della musica contemporanea. Una serata pulsante di note memorabili – resa possibile dal determinante contributo di ENI, partner principale del Festival -, un progetto orchestrale ipercinetico, un eroe del ritmo; insomma, Stewart Copeland Lights Up the Orchestra. E luce fu.

Ha nove mesi quando la sua famiglia – il padre è della CIA, la madre archeologa che ha lavorato per la British Intelligence durante la Seconda Guerra Mondiale – si trasferisce al Cairo, poi a Beirut. Ed è in Libano che Stewart comincia a suonare la batteria. Poi l’Inghilterra, gli Stati Uniti, di nuovo l’Inghilterra – qui, nel 1976, l’incontro con un cantante-bassista con il pallino per i maglioni a strisce gialle e nere. Come un’ape o una vespa, insomma, uno che punge: Sting. Completato il terzetto con Andy Summers, i Police sono pronti a conquistare il mondo: Grammy Award come se piovesse, classifiche scalate a suon di successi, un linguaggio che dal punk rock oscilla – con fiuto infallibile per le tendenze di quei decenni – verso il reggae, il pop, la new wave. Nel ’83 Rolling Stone si domanda se questi tre ragazzi non siano la più grande band del pianeta; tre anni dopo la band si scioglie. Niente che possa frenare Copeland: d’altronde all’epoca aveva già ricevuto una nomination ai Golden Globes per la colonna sonora di Rumble Fish di Coppola: le collaborazioni si susseguono, dal cinema alla televisione, all’opera, ai videogames. E Copeland mette lo zampino anche in dischi come So di Peter Gabriel ed Alice di Tom Waits, collabora con Mike Rutherford dei Genesis, Roger Daltrey degli Who, Brian James dei Damned…

Insomma, c’è solo una cosa che suona più leggendaria di una vita così, ed è il ritmo di Copeland. In fondo l’autocelebrazione del passato non può permettersela chiunque – il rischio del kitsch è dietro l’angolo – ma Copeland ha un percorso che parte sì dal rock ma si sviluppa in mille altre direzioni, compresi il jazz e la taranta, l’Africa e il gamelan. E tutto ha pari dignità, attraversato com’è dall’energia e dalla passione affinate, e mai offuscate, in decenni di strepitosa carriera che gli hanno guadagnato il rispetto di pubblico e addetti ai lavori. Ecco che un musicista così può promettere di “illuminare” la notte e l’orchestra sinfonica, ed è una magia a cui è facile credere. Contribuisce all’incanto la direzione di Troy Miller, multi-strumentalista, compositore e direttore d’orchestra abituato a superare i confini fra generi e che ha guidato anche la London Symphony Orchestra, la Philharmonia e la BBC Concert Orchestra; di questo progetto, Miller è stato co-arrangiatore.

Tra le partiture sui leggii dell’Orchestra Cherubini quella di Poltroons in Paradise da Tyrant’s Crush, concerto con ampio uso di percussioni che è anche “l’inizio di una storia, su coloro che cavalcano l’onda della rivoluzione per poi scoprire che sono tentati da ciò contro cui si erano ribellati…”, ma anche le note del videogame Spyro. Non possono mancare West Tulsa Story da Rumble Fish (Rusty il selvaggio nella versione italiana) o brani da Wall Street, tanto meno un trittico dedicato ai Police, compresa la hit planetaria Don’t Stand So Close to Me. Il programma è anche l’occasione per riscoprire con il brano Coco il disco da solista di Copeland, Rhytmatist, registrato in Africa e fitto di poliritmie, registrazioni ambientali, sintetizzatori. E altro ancora, dalla sonorizzazione del Ben Hur di Fred Niblo del 1925 al concerto gamelan, fino alla televisione.