La preparazione, l’esperienza, i titoli, sembrano valere solo per i concorsi o le gare di appalto, non per le nomine politiche in seno a società commerciali e industriali controllate o partecipate dalla pubblica amministrazione. Di seguito la testimonianza di un piccolo imprenditore Ravennate raccolta dalla redazione.

“Per partecipare a una gara d’appalto pubblica di un ente locale ravennate mi sono state richieste specifiche esperienze pluriennali comprovate, volumi di fatturato diretto pluriennale comprovato, afferenti a specifici settori determinati in modo puntiglioso e analitico, il tutto per una gara del valore di circa 70.000 euro annui di ricavi, quindi per ottenere – in caso di aggiudicazione – un ipotetico utile per la mia azienda di 2/3.000 euro annui.

Mi risulta che anche per i concorsi pubblici i titoli e le esperienze richieste siano analizzati in modo puntiglioso e analitico, al fine di avere certezza di una comprovata, importante, esperienza. In sede di concorso, per la valutazione delle varie prove e degli elaborati, mi risulta si applichi il medesimo rigore.

Ora mi chiedo per quale motivo gli organi eletti dal popolo, i politici, per le nomine lasciate alla loro facoltà insediino, nei più disparati settori dell’economia, soggetti privi di specifica esperienza, con gettoni da decine di migliaia di euro, coprendo nella maggior parte dei casi le loro scelte con la foglia di fico di un’esperienza in diritto o in economia e commercio? Se queste società non operassero in regimi di monopolio o di contesto protetto siamo così sicuri che reggerebbero il mercato? Per me no: sarebbero tutte fallite…”.

R.H.

Auspichiamo che questa testimonianza sia utile ai politici locali per applicare alle nomine di loro competenza il medesimo rigore che applicano alle gare di appalto e ai concorsi pubblici.