Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore, che medita sulla musica come specchio di un impoverimento culturale in città.

“Gentile Redazione,

ieri stavo riordinando casa e mi è passata tra le mani una musicassetta del Concerto dei Tre Tenori a Caracalla. Purtroppo, mi sono accorto che l’audio era rovinato e così ho cercato online, scoprendo che è uscito, proprio quest’anno, il cd celebrativo dei 25 anni di tale concerto. Ho quindi deciso di andare a comprarlo, ma ho fatto un’amara scoperta.

Ammetto di non essere stato in centro negli unici 2 negozi (ROK e La Feltrinelli) che vendono ancora musica, ma sono stato nei principali supermercati e rivenditori di cd della città (MediaWorld, Comet, Unieuro e Coop), accorgendomi che nessuno tiene più negli scaffali la musica classica.

Non voglio sentir parlare di mercato, Youtube, Amazon e dintorni, cose che comprendo benissimo. Quello che mi spiace è aver constatato questo sintomo di ignoranza diffusa, proprio nella città di Muti e del Ravenna Festival.

Son contento che alcune scuole insegnino ancora la musica e formino orchestre e son contento di alcune maestre che alle elementari fan vedere il film “Fantasia” di Disney e chiedono ai bambini di raccontare le loro emozioni, ma mi spiace aver trovato gli scaffali pieni unicamente di ‘trap’.

Spero che la scuola comprenda il disastro incombente e mi spiace perché l’ignoranza, in senso lato, è il grimaldello per aprire alle dittature, al razzismo, all’intolleranza, al popolo ‘pecora’. Con mille scuse e tanta tristezza.

Fra Bartolomeo”.