L’affermazione su Facebook ha fatto scattare la polemica

“La Procura interroghi me, non i poliziotti”

Un’altra polemica quella che si è innalzata qualche giorno fa dopo l’affermazione, via Facebook, dell’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ed indirizzata alla Procura di Ravenna.

Stiamo parlando ancora della vicenda del figlio del leader della Lega su una moto d’acqua della Polizia di Stato a Milano Marittima: dopo la notizia dell’interrogatorio dei tre agenti che sarebbero coinvolti nel fatto, Salvini, tramite social network, riferendosi alla Procura di Ravenna ha affermato che quest’ultima dovrebbe interrogare lui, non gli agenti.

La vicenda

Siamo al 30 luglio scorso: il leader della Lega e vice premier Matteo Salvini avrebbe fatto fare al figlio un giro sulla moto d’acqua della Polizia di Stato nelle acque di Milano Marittima, località nella quale si trovano in vacanza.

Ad immortalare l’accaduto è stato  Valerio Lo Muzio, un giornalista di Repubblica, il quale ha ripreso la scena e, secondo quanto riportato dal quotidiano, sarebbe stato ostacolato da due uomini che si sarebbero dapprima identificati come poliziotti, anche se poi uno dei due avrebbe fatto marcia indietro su quanto appena dichiarato.

I due, “innervositi” come sostiene il giornalista, avrebbero cercato di impedire la continuazione delle riprese.

“È un mezzo della polizia, non ci mettere in difficoltà” avrebbero affermato i due secondo quanto riportato da Repubblica. 

Accertamenti e la dichiarazione del vice premier

Dopo la pubblicazione del video la Questura di Ravenna ha avviato ”un accertamento per un eventuale utilizzo improprio dei mezzi dell’amministrazione”.

Salvini di prese la colpa di quanto accaduto e dicendo che fosse una sua leggerezza, da papà. “Mio figlio sulla moto d’acqua della Polizia – dice il ministro – è un errore mio da papà, nessuna responsabilità va data ai poliziotti, che anzi ringrazio perché ogni giorno rischiano la vita per il nostro Paese”.