Lanciano un allarme corale i Sindacati Fp Cgil, Cisl FP e Uil Pa, che denunciano una carenza di organi nei servizi doganali del Porto di Ravenna, soprattutto visto che, con l’avvento della Brexit, altre realtà vicine hanno portato a casa bandi di concorso regionali o di area vasta per l’assunzione di un numero considerevole di nuovi posti di lavoro.

“Eppure – secondo i SIndacati – qualcuno ha pensato che in Emilia-Romagna non ci fossero evidenti necessità sotto il profilo della carenza d’organico e che la realtà portuale così importante come quella ravennate – ancora una volta – non rientrasse nelle strategie politiche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

“Le azioni politiche intraprese in altri territori, ultime in Liguria e Piemonte, sembrano avere la meglio quando si tratta di garantire nuove assunzioni attraverso bandi di concorso a loro riservati.  Si vuole nascondere la naturale identità di un Ufficio portuale come quello ravennate – spiegano i sindacati territoriali – e non si comprendono le difficoltà a volere riconoscere il ruolo e l’importanza amministrativa di questa sede, della sua dimensione produttiva in ambito doganale e settore accise e dell’interesse strategico Regionale, Nazionale e Europeo”.

“L’ennesima dimostrazione del disinteresse più totale dei vertici dell’Agenzia  - prosegue la nota di Cgil, Cisl e Uil – alle problematiche di questo ufficio territoriale, ben diretto  da un Dirigente di ruolo – malgrado sia contemporaneamente incaricato anche alla Direzione degli Uffici di Forlì e Bologna -  è rappresentata dal bando che l’Agenzia ha pubblicato la scorsa estate riservando a Ravenna solo 12 posti, mobilità a cui si poteva accedere solo se già in servizio presso una pubblica amministrazione e solo in possesso di determinati requisiti e autorizzazione preventiva dall’ente di appartenenza a potersi trasferire”.

“Le 12 unità lavorative – si spiega – corrispondono al numero di dipendenti andati in pensione o trasferiti dalle dogana di Ravenna solo negli ultimi 18 mesi. Il bando comunque è fermo al palo da mesi con buona pace degli interessati. Ma il dato più preoccupante è quello che arriverà a conclusione del 2020, infatti l’UDM rimarrà con 57 unità di ruolo in servizio – di cui una parte impegnati stabilmente presso i presidi di fabbrica – con una conseguente carenza di almeno 32 lavoratori”.

“In questo senso – concludono Cgil Cisl e Uil –, se si vogliono sostenere i servizi, sarebbe auspicabile che tutte le istituzioni politiche, le associazioni di categoria, l’Autorità di sistema, facessero fronte comune per favorire l’attivazione di percorsi destinati ad incrementare la dotazione organica della struttura, garantendo la salvaguardia della piena operatività territoriale e il rilancio del sistema doganale ravennate”.