L’ufficio, oggetto già di molte polemiche, avrebbe dovuto terminare definitivamente la sua attività il 6 aprile

Da ieri, 12 marzo, all’ufficio postale di Porto Corsini è stata imposta la “chiusura temporanea”. L’“avviso alla clientela”, affisso sul frontespizio d’ingresso, ne attribuisce la causa al “nuovo coronavirus (Covid 19)”. Si legge inoltre che “sarà possibile ritirare la corrispondenza in giacenza presso l’Ufficio Postale alla sua riapertura”. Se non fosse che Poste Italiane stessa aveva già esposto il 4 marzo, sullo stesso frontespizio dello stesso ufficio, l’annuncio della chiusura definitiva a decorrere dal 6 aprile. Da qui il sospetto lanciato da Alvaro Ancisi, capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna: “Tutto lascia pensare ad una serrata anticipata, presa col pretesto deprecabile del coronavirus”.

L’Ufficio Postale di Porto Corsini, e l’annuncio della sua chiusura da parte di Poste Italiane, era infatti stato già oggetto di molte polemiche, con una petizione contro la serrata, appoggiata da LpR e firmata da 1.340 cittadini, seguita anche dalla minaccia da parte del Sindaco Michele de Pascale di ricorrere alle vie legali contro la decisione delle Poste.


L’avviso di chiusura nell’Ufficio Postale di Porto Corsini

“Quello che più offende – sottolinea Ancisi – è il modo con cui si è voluto mortificare gli abitanti di Porto Corsini/Marina Romea, che hanno accettato con coscienza e responsabilità le restrizioni e i sacrifici imposti dal Governo agli italiani per combattere l’epidemia, a fronte dell’impegno di garantire i servizi essenziali, compreso quello postale. La chiusura del servizio a Porto Corsini non c’entra nulla infatti con ‘l’evoluzione della situazione epidemiologica e l’incremento dei casi di contagio sul territorio nazionale’ (che Poste Italiane ha richiamato nel suo comunicato generale di mercoledì scorso) con l’avviso che ‘l’Ufficio Postale più vicino a cui rivolgersi è a Marina di Ravenna’: sia perché tra i due paesi c’è un canale per attraversare il quale su un traghetto tuttora molto frequentato (anche da veicoli provenienti dal nord Italia) i contatti ravvicinati con altre persone si amplificano, sia perché si permane comunque fuori casa molto più a lungo. Poste Italiane contraddice inoltre non solo lo spirito del Governo, ma il proprio, visto che nel suo comunicato generale ha parlato solo di contingentare le aperture degli uffici o di ridurle a giorni alterni, mai di chiudere degli uffici”.

“È troppo grave il colpo basso – conclude il capogruppo di LpR – inferto al Comune di Ravenna nella persona del suo stesso sindaco, se è vero che egli è consigliere di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, società che controlla Poste Italiane e gestisce i 250 miliardi di euro del risparmio postale degli italiani. Servono suoi gesti di reazione, anche eclatanti, fino a mettere in discussione la sua stessa carica in un sistema di servizio postale pubblico a cui di pubblico resta ben poco”.