La denuncia della Cgil  

“La gestione della difficilissima situazione generale non ha visto – afferma il Segretario Generale Filt Cgil Mauro Comi -, nel territorio ravennate, nell’ultimo mese, un preciso e concreto ruolo di coordinamento/gestione per la costruzione di un protocollo che permettesse almeno di mettere in sicurezza l’insieme delle attività lavorative portuali (camionisti, manutentori, logistica, terminalisti, compagnia portuale, marittimi ecc..), nonostante le richieste ufficiali dallo scorso 25 febbraio.

La prima fase è passata senza o quasi prevenzione complessiva, ci sono delle precise responsabilità che lasceranno tracce profonde nei rapporti sociali del territorio e sulle quali torneremo.

Si apre dopo l’ultimo decreto restrittivo – continua Comi – una seconda fase che non deve essere gestita come la prima, richiediamo per l’ennesima volta l’attivazione di tavoli nei quali il lavoro sia presente e possa proporre misure di intervento che garantiscano la sicurezza dei lavoratori e conseguentemente dell’intera cittadinanza.

Per il porto di Ravenna, è oggi assolutamente prioritario decidere quali attività far proseguire, sbarco imbarco navi, alla luce oggettiva della mancanza di dispositivi di sicurezza che non garantiscono la salute dei lavoratori, questo a prescindere dal Covid-19, ma in ottemperanza delle prescrizioni in essere nel porto da molti anni.

Pensiamo che la linea debba essere quella contenuta nelle prescrizioni delle filiere indispensabili, quella agroalimentare, quella farmaceutica e strettamente connesse.

Il sindacato e i lavoratori si sono sempre assunti delle responsabilità, anche di carattere generale, e continueranno a farlo ,ma la tutela della salute prescinde da qualsiasi interesse di natura economica, e su questo saremo intransigenti” conclude il Segretario Generale Filt Cgil.