La pandemia ha gravato economicamente in maniera rilevante sugli autonomi, già la categoria si trovava in un grave momento storico a causa delle mancanze della classe politica: assente pianificazione e armonizzazione delle imposte sull’e-commerce, sull’e-service e sulla fiscalità degli autonomi; mancata attualizzazione dei piani urbanistici delle città rispetto alle quote assegnate all’ edificazione non abitativa e alla salvaguardia dei centri storici; soffocante imposizione fiscale e burocratica; mancato contrasto strutturale all’abusivismo; ecc; insomma era appunto già allo strenuo delle forze, ora al termine dei lockdown si assisterà a un ecatombe.

Mentre tutti i lavoratori hanno ricevuto un paracadute economico sostanziale, l’unica categoria abbandonata è stata quella degli autonomi la quale ha ricevuto dallo stato ad oggi solo dei pannicelli caldi: un credito di imposta sugli oneri di locazione di talune tipologia di immobili per il solo mese di marzo; un bonus simbolico una tantum che non tutti sono riusciti ad ottenere; la cassa integrazione per 90 gg per salvaguardare i propri dipendenti;  linee di credito che sono state erogate, per ora solo ad alcuni, limitatamente ai tagli da € 25.000 e nessun contributo a fondo perduto.

Premesso che in provincia di Ravenna a fine 2019 le sole imprese iscritte alla CCIAA risultavano essere 34.000 unità, dalle istituzioni locali abbiamo assistito a favore degli autonomi solo:

–  allo stanziamento di contributi in conto interessi per € 1.000.000,00  (€ 29,00 medi ad azienda) da parte della Camera di Commercio, la quale tuttavia non ha replicato alla richiesta di molti imprenditori di revocare i 3.000.000, 00 € destinati al Palazzetto per il quale si attende ancora, sin dalla prima richiesta inoltrata alla “gestione Gigante”,  di conoscere i concreti vantaggi per la categoria delle imprese;

– da parte del Comune di Ravenna a una dichiarazione di Zero Tari (rifiuti) e zero Tosap (occupazione suolo pubblico) per il periodo di chiusura forzata delle attività e un azzeramento o forte sconto per il periodo di riapertura, in sostanza parliamo quindi, in media, di abbuoni annuali per qualche migliaia di euro per impresa, quindi il nulla, un bicchiere di acqua dolce, nel mare salato, nella speranza di addolcirlo !  Non ultimo abbuoni comunque correlati a prestazioni non godute dagli autonomi, erano chiusi !

In ultimo si tenga conto che il comune di Ravenna ha un bilancio annuale con entrate per oltre 300 milioni di euro, di questi le complessive entrate per tosap ammontano a poco più di un milione di euro corrispondente a circa il 0,3% e per tari a circa 30 milioni di euro corrispondente a circa il 10%, tendendo in considerazione ogni tipologia di contribuente ovvero privati e aziende, ne consegue che gli aiuti ad oggi dichiarati per gli autonomi sono veramente briciole.

Alla riapertura ogni impresa sarà costretta a iniettare in azienda propri risparmi o indebitarsi per fare fronte al deficit conseguente a tre mesi di chiusura forzata ipotecando il proprio futuro e il lavoro di una vita, ci si chiede: ma alla pubblica amministrazione è chiaro che servono dei contributi a fondo perduto per sostenere le imprese, è chiaro che l’ente pubblico, come gli imprenditori deve fare sacrifici straordinari al fine di aiutare la collettività tutta? Si chiede al Sindaco Michele De Pascale sia per il Comune di Ravenna, che per la provincia di Ravenna, sia per le molteplici istituzioni pubbliche che rappresenta di porre in essere, a beneficio della collettività tutta, seri tagli e sacrifici negli enti pubblici al pari di quelli che tutti gli autonomi dovranno dal 4 maggio porre in essere per non fallire e non dovere impegnare le proprie fedi al monte di pietà!

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