Supernova avvistata il 5 giugno, ora riconosciuta dall’Unione Astronomica Internazionale

La notte fra il 5 e il 6 giugno scorso, il Gruppo Astrofili Faentino “G.B. Lacchini” ha scoperto una nuova “supernova”. La luce di questa stella, dopo aver compiuto un viaggio nel cosmo di 500 milioni di anni, si è resa visibile al telescopio faentino ‘Urania Lamonia’. Grazie alla conferma di altri astronomi, l’evento è stato riconosciuto e pubblicato dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e la nuova stella supernova è stata chiamata “sn2014bg”.

La stella, individuata dagli astrofili Mirco Villi, Mario Bombardini (presidente del gruppo astrofili manfredo) e Alessandro Benazzi, è definita dagli astronomi una supernova di tipo “Ia”.

“L’esplosione stellare che genera una “supernova Ia” è catastrofica – spiega il gruppo manfredo – non lascia alcun resto compatto e, in genere, è frutto della totale disintegrazione della massiccia stella progenitrice, i cui frammenti in espansione vengono scagliati nello spazio alla velocità di 10-20 mila km/s per decine di anni luce, distruggendo tutto quello che incontrano. Un cataclisma in grado di annientare anche ipotetici sistemi planetari nelle vicinanze. Inoltre, la luminosità della stella aumenta enormemente, raggiungendo la magnitudine assoluta di circa −19 (5 miliardi di volte la luminosità del sole). Ciò permette di utilizzare queste supernovae come candele standard secondarie per misurare le distanze intergalattiche. Individuare questo tipo di supernovae è quindi molto importante. Lo dimostra il fatto che gli scienziati Saul Pelmutter, Adam Riess e Brian Schimdt hanno scoperto l’espansione accelerata dell’universo studiando proprio la luminosità delle “supernovae Ia”, studio che ha consentito loro di ricevere nel 2012 il premio Nobel per la fisica”.

La scoperta dei faentini è avvenuta durante una delle sessioni del programma di “ricerca Supernovae”, osservando la debole galassia a spirale barrata UGC9396, situata nella costellazione del Boote. Considerata la distanza di questa galassia dal sistema solare (500 milioni di anni luce), questo significa che il cataclisma si è verificato all’inizio dell’Era Paleozoica (cioè 500 milioni di anni fa), quando nei nostri oceani primordiali comparvero i primi pesci. Allora esisteva un unico megacontinente (la Pangea); per dare un’idea della distanza temporale, i dinosauri sarebbero comparsi ben 270 milioni di anni dopo.

Il Gruppo Astrofili Faentino fu rifondato all’inizio del 1998, da alcuni volontari appassionati dell’osservazione del cielo notturno, e intitolato all’astronomo faentino Giovanni Battista Lacchini, con l’intento di rinverdire le tradizioni astronomiche della città; in particolare, si voleva ricostruire il glorioso osservatorio ‘Urania Lamonia’ appartenuto all’astronomo faentino e ancor oggi citato negli almanacchi di tutto il mondo. Ci sono voluti dieci anni di duro lavoro per superare problemi e avversità, prima di porre la prima base per la realizzazione di una cupola dove custodire il telescopio Celestron C14 di proprietà del Comune di Faenza. Nei successivi tre anni è stata acquisita la necessaria strumentazione per adeguare il telescopio alle nuove tecnologie ed iniziare i primi test di ottimizzazione meccanica e software.

“La scoperta della nuova supernova da parte del Gruppo Astrofili di Faenza – sottolinea il vicesindaco e assessore alla Cultura Massimo Isola – conferma il valore della loro ricerca e l’inestimabile impegno dei soci e di quanti hanno creduto in loro.” “Infatti, anche grazie al contributo di Bcc ravennate e imolese, Fondazione Banca del Monte di Faenza, Ctf, Istituto comprensivo “Carchidio-Strocchi” e Omegalab, nonché del Comune di Faenza – aggiunge Isola -, è stato avviato il programma di ricerca supernovae, preparato da Mirco Villi su un campione di 2.500 galassie e studiato in base agli strumenti disponibili ed all’ubicazione dell’osservatorio ‘Urania Lamonia’.” “Così, grazie all’apertura della Palestra della Scienza, gestita del Gruppo Astrofli, dopo oltre quindici mesi di attività e innumerevoli notti trascorse a raccogliere circa 10 mila osservazioni – conclude il vicesindaco -, è arrivato il primo risultato che ripaga con grande soddisfazione i sacrifici di quindici anni da loro dedicati all’astronomia. Tra l’altro, la scoperta costituisce il primo contributo utile dato alla comunità scientifica dopo la scomparsa di Lacchini.”