Sul palco Josh Rouse Howe Gelb

Si apre un’intesa settimana per il Festival Strade Blu che entra nel vivo del suo programma.

Domani martedì 17 luglio, alle 21.30, Strade Blu fa tappa a Bagnacavallo all’Albergo Antico Convento di San Francesco, frutto della più recente ristrutturazione dell’imponente complesso conventuale, risalente al XIII secolo. Salirà sul palco Josh Rouse, classe 1972, cantautore americano, nato in Nebraska e trasferitosi prima a Nashville dove ha registrato il suo album di debutto Dressed Like Nebraska (1998) di chiara matrice folk-rock made in USA. Ma è con 1972, il suo album rivoluzionario, che Rouse ha ampliato la sua tavolozza artistica, ottenendo un suono più caldo degli album registrati fino ad allora, frutto di un’inconfondibile deriva soul. Il suo ultimo album si intitola Love in the modern age (aprile 2018). Mentre molti dei precedenti lavori di Rouse sono stati registrati con una band che suonava dal vivo in una stanza, le tracce di Love in the Modern Age sono state costruite strato dopo strato, con Rouse che ha suonato la maggior parte degli strumenti tra gli studi in Spagna e di Nashville. I brani sono cinematici e avvolgenti, ognuno capace di creare il suo magnetico universo fatto di densi tappeti synth e brillanti linee di chitarra elettrica.

Poi il 18 luglio, alle 21.30, al MIC di Faenza torna un grande amico di Strade Blu. Padrino di tutto il movimento alternative-country, personaggio surreale, capace di grandissime canzoni quanto di esperimenti vicini al rumore, lo sciamano Howe Gelb sa rendere ogni sua apparizione un evento unico. Fondatore dei Giant Sand dove confluirono Convertino e Burns, poi creatori a loro volta dei Calexico, contemporaneamente guida un secondo gruppo, la Band of Blacky Ranchette con il compianto amico fraterno Rainer Ptacek. Non solo: con Lisa Germano, già violinista di John Mellencamp, forma per un unico lavoro gli OP8, e poi con Bill Elm, Convertino e Burns tiene a battesimo i Friends of Dean Martinez. Ma è anche cantautore solitario, che ha saputo interpretare con personalità la materia folk, immortalandola in moderni affreschi di una bellezza struggente.

Cercare di inquadrarlo in un solo genere è impossibile: fra rock, blues, folk, esercizi jazz, screpolature psichedeliche e dolci melodie al piano, Howe è autore a tutto tondo, pronto ad assorbire le più diverse contaminazioni senza perdere in originalità e freschezza

Come detto, ogni concerto è una rappresentazione, un punto su una mappa senza confini.