La risposta dell’assessore dopo la polemica sulla benedizione al nido

L’assessore Elettra Stamboulis risponde con una lettera alle dichiarazioni degli assessori Matteo Casadio e Pericle Stoppa e dei consiglieri Andrea Bassi, Gianni Bessi, Andrea Casadio, Matteo Cavicchioli, Valter Fabbri, Daniele Perini.

Vorrei precisare le ragioni che hanno portato esclusivamente ad un silenzio in una inaugurazione pubblica e fare alcune domande ai consiglieri ed amministratori scriventi.
Condivido appieno la vostra dichiarazione sulla tolleranza delle diverse fedi e sulla possibilità del dovere di vivere compiutamente l’appartenenza religiosa e politica.
Vi chiedo tuttavia:

se sia legittimo che una confessione religiosa ovvero la confessione cattolica in quanto maggioritaria ma non esclusiva ed unica, si appropri dello spazio pubblico di tutti i cittadini che esprimono liberamente la propria fede o il proprio ateismo o agnosticismo. E’ giusto quindi che ci sia una unica preghiera?

Proprio perché lo spazio pubblico è stato realizzato grazie al contributo di tutti i cittadini, a prescindere dalla confessione religiosa o anche dalla cittadinanza, è quindi giusto che simbolicamente all’inaugurazione di uno spazio di questo genere si imponga un rito che non appartiene a tutti?

Che cosa farete, cosa proporrete, quando si proporrà il rabbino, il mullah, il prete ortodosso o un altro sacerdote di altra confessione chiedendovi in una simile occasione di recitare la preghiera?

Appartengo alla schiera degli uomini e delle donne che, come vedete, non praticano certezze, ma vivono del dubbio e del quesito, ed è per questo che Vi pongo questi interrogativi, perché sono quelli che mi hanno portato sabato scorso a non parlare pubblicamente perché non mi sono sentita rappresentata in uno spazio pubblico che avevo contribuito a realizzare come amministratrice.
Il mondo mediatico pare molto veloce nell’attivare crociate, riaccendere roghi e affibbiare etichette. Spero che Voi non condividiate questo tipo di massacro mediatico e che pur avendo certezze possiate rispettare le minoranze che scelgono di vivere una vita impostata sul dubbio.

Ci sono molti cittadini e cittadine che privatamente, senza ricorrere al tam tam della stampa, mi hanno scritto e segnalato il loro apprezzamento per questo riserbo.
Sarebbe interessante, e vi invito a riflettere, sull’opportunità di confrontarci pubblicamente con la città su queste questioni che riguardano il rispetto, la dignità di tutti e il patto sociale fra tutti i cittadini.
Credo che la qualità di una democrazia stia nella sua capacità di tutelare le proprie minoranze.