Giovani di Lista per Ravenna, lettera aperta al sindaco

Alessandro Garofalo e Nicola Grandi (Gruppo Giovani di Lista per Ravenna) inviano un messaggio sulla situazione che si è venuta a creare a causa dello spostamento dell’ordigno rinvenuto nel porto. Ecco il testo della lettera aperta a Fabrizio Matteucci

Caro signor sindaco,

sono trascorsi quattro mesi dal ritrovamento del pericoloso ordigno bellico nel porto di Ravenna ricollocato dal personale delle imprese che lavoravano al dragaggio del canale Candiano nell’area della Piallassa Piomboni, e non siamo riusciti a rintracciare nessuna dichiarazione di condanna di un gesto così grave ed irresponsabile, avvenuto durante il lavoro, da parte del primo cittadino del Comune di Ravenna (né da parte del presidente della Provincia).

Siamo rimasti stupiti e delusi dal fatto che nessuna dichiarazione di disapprovazione di tali gesti sia uscita dai palazzi del governo della nostra città: i reati ipotizzati per le imprese operanti nel Porto di Ravenna nell’inchiesta della magistratura sull’occultamento dell’ordigno bellico sono gravissimi: si va dall’attentato alla sicurezza dei trasporti, alla rimozione dolosa dei presidi antinfortunistici sino alla detenzione e porto di materiale esplodente.

Signor Sindaco siamo con lei, quando ricorda lo strazio che attanaglia i familiari delle vittime di un incidente sul lavoro; siamo con lei, ogni anno, quando ricorda i morti sul lavoro nella Giornata nazionale delle Vittime del lavoro affermando che si deve “fare della sicurezza sul lavoro e della tutela della salute di chi lavora la nostra bandiera, un simbolo forte attorno al quale la comunità ravennate si ritrova”.

E siamo anche con lei, signor presidente della Provincia, quando afferma che “l’incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la nostra comunità e per la società tutta e che la loro tutela è interesse non solo del singolo lavoratore, ma di tutta la collettività” e siamo sempre con lei quando afferma che “ogni giorno continuano purtroppo a registrarsi infortuni sul lavoro, troppo spesso mortali, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori”.

Questa volta però, su questa questione così importante, e dagli esiti potenzialmente catastrofici, silenzio assoluto, perché?

Come cittadini e come lavoratori speriamo che la nostra lettura sia stata distratta e che in realtà le parole di condanna di simili comportamenti sul lavoro siano state proferite dalle vostre bocche e che i vostri discorsi ci siano semplicemente sfuggiti, siamo convinti peraltro che ci sia ancora il tempo per recuperare, distogliendo l’attenzione dalla questione puramente formale delle precauzioni che verranno prese per la rimozione, e puntando il dito (anche sotto l’aspetto politico) sulle gravissime responsabilità che pesano su chi è stato artefice di tale comportamento.

Speriamo che queste parole arrivino almeno ora, per la sicurezza dei cittadini ravennati, dei lavoratori del porto e delle future generazioni e perché la sicurezza sui luoghi di lavoro non ha nessun colore politico se non il rosso del sangue versato dalle persone che muoiono, ancora oggi, per sostenere le loro famiglie.