Pialassa Baiona (foto di repertorio)

L’intervento dell’assessore Fusignani. “Da Ferrara per le nostre aree solo maquillage”

 ”Mi pare che la discussione sullo stato di conservazione degli ambienti naturali della costa ravennate, inclusi nel parco del Delta del Po, stia prendendo una deriva preoccupante”, commenta in una nota l’assessore provinciale Eugenio Fusignani.

“Da un lato una persona come Giorgio Lazzari, che viene considerata tra i massimi esperti naturalisti del nostro territorio, afferma che non vi è una perdita di biodiversità in atto nelle zone umide ravennati, ma che i censimenti delle piante dimostrano ancora una buona tenuta del patrimonio. A quanto risulta ai nostri uffici, invece, non vi è una semplice perdita, ma un crollo verticale. Centinaia di specie di invertebrati acquatici e decine di specie di piante acquatiche sono scomparse dalle nostre valli. Ad esempio: dove sono andate le ninfee che caratterizzavano il paesaggio della Valle della Canna?

Poi, lo stesso Lazzari afferma che la biodiversità si è arricchita di specie alloctone, anche se spesso problematiche. L’aumento di specie dovuto a introduzione di specie esotiche non viene considerato un incremento della biodiversità, ma un suo decremento. Queste specie, infatti, non causano squilibri tra le specie locali, ma talvolta anche la loro scomparsa, quindi, il saldo è sempre e comunque negativo. Perché affermare tali imprecisioni: forse per nascondere verità più esecrabili?

A queste affermazioni , si sono aggiunte altre dichiarazioni preoccupanti. Parlando dell’ingressione marina e della salificazione delle nostre pinete, la direttrice del Parco ha affermato che i cambiamenti dell’habitat vanno accettati, perché sono difficili da contrastare. Ma quali cambiamenti? Le pinete sono lì da quasi dieci secoli, per mille anni la comunità ravennate è riuscita a conservarle e ora da Ferrara devono venirci a dire che dobbiamo rassegnarci a perderle?

Anche le paludi di acqua dolce alla foce del Lamone hanno una storia plurisecolare e non possiamo assolutamente liquidarne i problemi gestionali, pur presenti, nascondendoci dietro una semplice “difficoltà”. In altri Paesi d’Europa hanno affrontato e risolto ben più gravi problemi di subsidenza e salificazione, lavorando in modo concreto, non parlandone soltanto o affidando ricerche senza attuarne gli esiti progettuali. Il finanziamento per lo sbarramento lungo il fiume Lamone è stato reperito dalla Provincia di Ravenna nel 2005 ed affidato al Parco del delta del Po e da allora non si è ancora riusciti a posare il primo masso della difesa antisale.

Dall’esame dei progetti del piano investimenti 2010-2012 del Parco, si notano interventi quasi esclusivamente di maquillage: percorsi, ponti, pullmini elettrici, barche. Per carità, importanti anch’essi e segno di un’accresciuta attenzione per i nostri territori. Ma di fronte a stravolgimenti così gravi come quelli in atto nelle nostre zone naturali, e davanti ad un abbandono gestionale così evidente e preoccupante, come si possono prevedere esclusivamente interventi per fruire di un bene che, proseguendo su questa strada, tra un po’ non ci sarà neanche più? Forse sarebbe opportuna una riflessione sulle priorità di spesa.

Mi pare molto più lucida l’analisi che fa del problema Carlo Zingaretti, di Ravenna Domani, che punta il dito proprio su questa sottovalutazione del problema ambientale in atto e sulla mancanza di risultati concreti rispetto alle questioni in essere nelle aree naturali più preziose della costa ravennate, da Punte Alberete e Valle della Canna, attraverso le pinete e fino all’Ortazzo, Ortazzino, foce Bevano. In queste zone nulla è cambiato dopo l’istituzione del Parco del Delta nel 1988, se non in peggio.

Tutto questo, viepiù se alla luce del positivo impegno del presidente Massimo Medri, dimostra ancora più chiaramente quanto da me a suo tempo affermato: magari con un  un nuovo “Parco delle Valli e Pinete di Ravenna”, dal fiume Reno alle Saline di Cervia, forse i ravennati, come hanno fatto negli ultimi mille anni, riuscirebbero a trovare soluzione per quei problemi che, da altri, sono giudicati insormontabili. Anche perché non è vero, come troppo superficialmente affermato da Valentina Morigi, che affidarne la gestione, magari alla Provincia, significherebbe sminuire il valore del parco o ricondurlo alla gestione di un Ente sempre più povero. Infatti il valore intrinseco delle aree naturali ravennati resterebbe tale, così come tali resterebbero le risorse ad esse destinate. In ultima analisi perché, coma la Morigi dovrebbe sapere, un’efficace gestione e la promozione su vasta scala non dipendono dalla “dimensione” dell’Ente, ma dalle politiche che riesce a mettere in campo.

Infine, mi preme ricordare a Morigi che, nell’evidenziare correttamente  come il Parco del Delta del Po sia stato riconosciuto dall’UNESCO  Patrimonio dell’Umanità, abbia completamente dimenticato di evidenziare il fatto che tale riconoscimento è stato richiesto e ottenuto soltanto per la parte ferrarese del parco (che pure dovrebbe essere uno). E anche questo la dice lunga su come il territorio ricadente in provincia di Ravenna non abbia le stesse opportunità dell’altra parte”.