Patrizia Poggi (Idv) sull’esclusione dalla collana del gruppo Espresso

“E’ con grande rammarico che apprendiamo l’esclusione di Ravenna dalle Città d’Arte, la nuova collana di Repubblica e l’Espresso dedicata alle principali città italiane, alla scoperta del loro straordinario patrimonio artistico, architettonico, urbanistico – commenta Patrizia Poggi, del dipartimento Cultura Italia dei Valori. La collana, uscita in edicola da pochi giorni, punta sulla cultura e sull’Italia e non comprende Ravenna, e per rappresentare l’Emilia-Romagna ha scelto l’elegante e medievale Bologna, e la serena bellezza di Parma, Modena e Ferrara.
 

Un segnale indubbiamente negativo nei confronti di Ravenna, città d’arte e cultura, città del mosaico, città antica che 1500 anni fa è stata tre volte capitale, città inserita dall’Unesco nella World Heritage List, la Lista del Patrimonio Mondiale per i suoi otto monumenti paleocristiani. Un presagio negativo anche per l’ambizioso traguardo di diventare città della cultura in Europa nel 2019.
 

E c’è da chiedersi se si tratta di amnesia, disattenzione, oppure Ravenna, nonostante la sua storia, la città amata dai viaggiatori di ieri e dai turisti di oggi, da poeti, artisti, musicisti, registi, non è ancora riuscita ad entrare a pieno titolo nel circuito delle “città d’arte”? Ravenna è percepita nell’immaginario collettivo una città d’arte o è soltanto un’acquisizione nominale che si esaurisce nei confini della nostra Provincia o non oltre la Romagna?
 

Sia il sindaco che l’assessore alla Cultura hanno dichiarato che l’assenza di Ravenna discredita l’intera opera editoriale, incompleta e priva di autorevolezza, mentre il Pdl si limita a constatare che il Gruppo Espresso, notoriamente di sinistra, non ha inserito Ravenna. Riteniamo che la questione sia più seria, e vada analizzata in profondità. Occorre dire che ogni caso la collana offre il meglio del patrimonio artistico mondiale: da Torino a Roma, da Firenze a Lecce, a Siracusa. Uno strumento straordinario per intraprendere il Gran Tour delle città d’arte d’Italia. Se il Gruppo Espresso ha chiesto alle città un contributo per la realizzazione dei volumi e che le città “scelte” sono quelle che hanno partecipato alle spese, allora siamo in presenza di una cosiddetta “marchetta pubblicitaria” e il nostro Comune può aver fatto bene a non dare la propria disponibilità ad una iniziativa dispendiosa.
 

Ma se il progetto editoriale è frutto di una ricerca scientifica, che punta sulla cultura e sulle bellezze dell’Italia con 18 volumi, di 400 pagine l’uno, dedicati alle città italiane più belle e ricche di storia e cultura, come recita la presentazione dell’opera, allora la nostra comunità intera si deve interrogare. Non può essere che una collana editoriale che ha come obiettivo di celebrare le città d’arte, “dimentichi” Ravenna e si ricordi di inserire Modena, ad esempio. Si devono interrogare i responsabili della Governance della Città, chi ha la responsabilità diretta della promozione e commercializzazione della nostra città. Cosa significa essere città d’arte?
 

Una città che si pone l’obiettivo di candidarsi a capitale della Cultura in Europa, a tutt’oggi non riesce a fare una “Ravenna Visit Card” che includa tutte le bellezze della città. Possono rimanere esclusi i monumenti ecclesiastici, cioè : basilica di San Vitale, basilica di Sant’Apollinare nuovo, battistero Neoniano, mausoleo di Galla Placidia e museo arcivescovile?
Ogni città d’arte ha la sua “Visit Card” e la Card passpartout è ormai irrinunciabile per i turisti più accorti. Un’unica e semplice carta consente infatti la visita a più musei e siti di interesse culturale, liberando il visitatore, dalle interminabili file e offrendo pacchetti vantaggiosi validi per un periodo di tempo stabilito. La card è sinonimo di accoglienza. Ma anche i trasporti, la ricettività, i parcheggi, i bagni pubblici, i negozi, i bar, i ristoranti, aperti, sono sinonimo di accoglienza e ospitalità.
 

Occorre sviluppare una nuova politica della cultura e non la cultura della politica, perché come scriveva Santi Muratori “Da un punto di vista dell’arte Ravenna non è una città, ma un ambiente, una grande civiltà artistica, è in un certo senso, per quei lontani secoli del primo cristianesimo, quello che per il quattrocento è stata Firenze”.