Pedane manuali o elettriche?

Risale a qualche giorno fa il caso di una disabile ravennate che, esasperata dall’ennesimo tentativo fallito di salire sul mezzo pubblico si è piazzata davanti al bus, bloccandolo e invitando i presenti a chiamare le forze dell’ordine.
Ancora poco chiare le responsabilità sulla vicenda. Da una parte l’azienda di servizio pubblico accusata di aver optato per un tipo di pedane (quelle manuali) dal sicuro vantaggio economico ma meno pratiche dal punto di vista funzionale. Dall’altra alcuni autisti di bus, che rifiutano di effettuare la manovra (più difficoltosa di quella con pedane elettriche) perchè impossibilitati per legge a lasciare il posto di guida.

Il caso era già stato affrontato qualche mese fa dai quotidiani locali, quando un autista ravennate aveva denunciato l’inadeguatezza dell’ultimo acquisto effettuato dall’azienda Atm: 12 autobus di nuova generazione caratterizzati da un basso impatto ambientale. Definiti dal sindaco Matteucci i “12 apostoli” della città, i nuovi mezzi erano stati accompagnati da una campagna informativa criticata da qualcuno per il “taglio propagandistico”.
La critica dell’autista riguardava invece la scelta dell’azienda di optare per pedane manuali al posto di quelle elettriche, pedane che implicano l’abbandono del posto di guida da parte dell’autista, che deve infatti far accedere sull’autobus il cittadino in carrozzina, richiudere la pedana, assicurarsi del corretto riposizionamento del dispositivo e  riprendere la corsa. Un’operazione che a detta di alcuni autisti metterebbe a repentaglio la sicurezza del mezzo, con responsabilità penali a carico degli stessi.

Interpellata sulla questione l’azienda Atm spiega che la scelta della pedana manuale è dovuta al frequente inceppamento di quelle elettriche, a causa del loro scarso utilizzo nel territorio locale. “Le manuali funzionano sempre – spiega il direttore generale Atm Renzo Brunetti – inoltre con le ultime disposizioni anche quelle elettriche prevedono che l’autista debba allontanarsi dal posto guida. Non si tratta di abbandonare il mezzo ma di sorvegliare sulla corretta manovra”. Brunetti spiega che il problema è circoscritto ad “alcuni autisti che si rifiutano di effettuare la manovra” e che l’ipotesi delle pedane bifunzionali, che risolverebbero il problema dell’inceppamento, non è stata presa in considerazione perchè troppo costosa. In riferimento all’episodio dei giorni scorsi il direttore ha poi aggiunto che è già in atto un’indagine di approfondimento per chiarire la mancanza delle chiavi sull’autobus, misteriosamente “sparite” da tutti i nuovi mezzi. “E’ evidente – ha concluso Brunetti – che c’è un disegno per mettere in cattiva luce l’azienda cavalcando l’onda di un tema così sentito”.

Secondo Danilo Morini, Filt-Cgil, il nodo centrale risiede nella possibilità di garantire adeguate condizioni di sicurezza per autisti e passeggeri: “in condizioni normali, con uno spazio dedicato, l’autista può effettuare la manovra  senza difficoltà – ha dichiarato Morini. Il problema è che nella pratica non sempre è così e sta all’autista verificare se è in grado di scendere o meno. È necessario un atteggiamento meno rigido da entrambe le parti”.

Intanto dalla Regione arrivano “buone nuove”. L’assessore Peri ha infatti risposto ad un’interrogazione di Damiano Zoffoli, presidente della Commissione “Territorio Ambiente e Mobilità”. “Risulta condivisibile la richiesta di uniformare il sistema di accesso, autobus e pensiline-marciapiedi, al fine di avere un unico sistema regionale in grado di migliorare l’accessibilità e la vivibilità” ha spiegato Peri. L’assessore ha confermato che proseguirà il confinanziamento della Regione per le pensiline (a Ravenna sono pochissime quelle adibite per pedane elettriche).

Valentina Viola