La denuncia del Movimento 5 Stelle

“Sarà capitato a molti di recarsi presso le Bassette e di imbattersi in beccacce e pernici a passeggio tra le officine, oppure di scorgere le orecchie di un leprotto dietro gli scaffali della Coop a far quietamente capolino tra i barattoli di pelati. Sono cose che capitano, qui a Ravenna”. A parlare è il capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle, Pietro Vandini.

 

“Deve essere per questo motivo che la Provincia di Ravenna e l’Ambito Territoriale di Caccia quando Libero Asioli era ancora Assessore (e Presidente di Federcaccia… guarda un po’), hanno dichiarato “vietati alla caccia” e “rifugio per gli animali selvatici” interi pezzi di città, con cemento ed edifici. A fungere da preziose aree di ripopolamento, il Centro Commerciale Esp e buona parte dell’abitato di Borgo Montone, il Centro Iperbarico e l’immensa area asfaltata del Consar, la zona dal cinema Astoria alla coop Teodora con relativi parcheggi, l’intero insediamento dei capannoni alle Bassette, un quartiere tra viale Europa e via Antica Milizia, tutto l’abitato chiuso fra viale Randi, la Classicana e la Faentina, Cinema City compreso, una parte di Classe e quasi tutto Ponte Nuovo. Non bastasse, ci giungono segnalazioni anche per località urbanizzate del forese come Savio, San Pietro in Campiano, San Michele, Godo. Un vero scandalo per cui abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. Lo stiamo preparando. Ma perché una simile assurdità? Lo Stato obbliga le Province a vietare la caccia su almeno il 20% del territorio. Ci sorge il dubbio che preziose aree di tutela come quelle appena citate siano state inserite, spacciate per terreni agricoli, per raggiungere tale quota. Evidentemente, una forzatura.”

 

“Di più, sarebbe un grave illecito – rincara la dose il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Defranceschi – l’istituzione di riserve fasulle servirebbe a ricomprendere in quella percentuale anche zone evidentemente inadatte ad ospitare fauna selvatica e, di conseguenza, a permettere l’attività venatoria su una area più vasta di quella consentita dalla legge. Si aggiunga che in questo modo il numero di licenze di caccia disponibili aumenta poiché, tanto maggiore è la superficie cacciabile, quante più le licenze che è possibile concedere. Essendo noto che i cacciatori costituiscono da sempre un bacino di voti consistente, ecco spiegato come mai anche il Comet è diventato un rifugio per le starne.

Forse non è un caso se la sede provinciale del Pd – aggiunge Defranceschi – l’Assessorato Provinciale all’Agricoltura e la stessa Atc, oltre all’Unione Agricoltori di Ravenna, ricadano proprio all’interno di una di queste aree. Difficile credere ad un errore quando ogni giorno, prima di entrare in ufficio, qualsiasi funzionario o dipendente si trova davanti un cartello con la scritta ‘zona di rifugio – divieto di caccia’ proprio in piena città. Il voto dei cacciatori fa comodo a tutti, così anche l’opposizione non è da meno e, a quanto sappiamo, nessuno della Lega Nord ha mai segnalato nulla nonostante la loro sede si affacci proprio su queste aree tabellate. Che i nostri politicanti abbiano cercato di porsi al riparo dalla furia dei cittadini? Inutile dire che anche per loro, visto l’andazzo, l’istituzione di vivai e zone di ripopolamento per la specie si sia posta come questione di imperiosa urgenza.”

 

Il Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna ha anche presentato un’interrogazione regionale per rivedere a scadenza annuale la ripartizione dei terreni secondo le caratteristiche di utilizzo reale (vedi allegato).