La nota di Caterina Graziani e Francesco Baldini (Pdl)

“E’ stato presentato in Commissione congiunta Sanità e Pari Opportunità il servizio ravennate dei Consultori. Il buon livello raggiunto anche grazie all’opera di riqualificazione degli stessi andrà anche riconosciuta, ma sicuramente i dati sulle interruzioni di gravidanza in città non danno un segnale culturale positivo”. L’intervento è di Caterina Graziani e Francesco Baldini, consiglieri Pdl.

 

“In Commissione Consiliare – spiegano Graziani e Baldini – è emerso dai banchi del PdL che i medici di base riconoscono la professionalità di tale servizio, consigliano ai pazienti ravennati di recarsi presso i consultori per visite ginecologiche o consulti sull’accompagnamento durante la gravidanza, o sui metodi contraccettivi. Ciononostante, i dati relativi alle interruzioni di gravidanza a Ravenna destano quesiti su quale sia la cultura diffusa in materia di tutela della vita.  E’ evidente che è necessaria un’informazione completa innanzitutto sull’esistenza di vari metodi contraccettivi e di controllo della gravidanza. Spesso si tende a semplificare la faccenda, addirittura banalizzandone la portata, prescrivendo la pillola sia tradizionale che quella del giorno dopo.
Nella maggior parte dei casi la prescrizione di farmaci avviene senza avere fatto conoscere l’esistenza dei metodi naturali, probabilmente per mancanza di volontà politica a sostenere una determinata cultura.
Crediamo fermamente che una più completa informazione debba essere impartita, innanzitutto nel rispetto della persona o della adolescente che si reca al consultorio familiare spesso ignara di tutto.
I metodi di regolazione naturale della fertilità, sintotermico, Billings, hanno pari dignità e potrebbero, se adeguatamente spiegati, trovare un interesse da parte delle giovani.

I Commissari azzurri e gli esperti esterni invitati, durante la Commissione Consiliare Congiunta Sanità e Pari Opportunità, hanno effettuato una sottolineatura sulla necessità di non perdere mai di vista il ruolo centrale della famiglia, soprattutto nel caso in cui la adolescente o addirittura la giovanissima recandosi al consultorio esprima la necessità di reperire strumenti senza conoscerne né la natura né la funzione.  All’età di 13/14 anni le adolescenti in crescita vivono una sessualità forzatamente esibita, e non consapevole, dove il dialogo con la famiglia, anche se non immediato va incentivato e cercato per il bene delle giovani pazienti.

Da ultimo, occorre far notare che non sempre la risposta farmacologica o addirittura la richiesta della pratica di Ivg (interruzione di gravidanza) possono essere soluzioni adeguate e che corrispondono umanamente.
Diventa indispensabile il coinvolgimento all’interno dei consultori di realtà di quelle associazioni prolife, al fine di creare un luogo in cui ricevere una proposta differente a completamento dell’approccio meccanico già ampliamente sbandierato.

Compito dell’amministrazione dovrebbe essere quello di garantire all’interno dei consultori la diffusione di una più completa informazione, non avendo come target primario la volontà di catturare l’attenzione delle giovani, bensì il bene delle stesse in senso lato”.