L’intervento di Alvaro Ancisi (LpRa) sul corteo organizzato da Forza Nuova

“Il testo unico di pubblica sicurezza prevede all’art. 20 che “i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore”. A differenza delle prime due manifestazioni tunisine successive al fatto di sangue della notte di Pasqua, quest’obbligo è stato osservato dal movimento Forza Nuova per la manifestazione che aveva indetto per questa sera, lunedì 16 aprile. Non avendovi rinunciato, il “rinvio della manifestazione a data da destinarsi” è da attribuire alla competenza del “Questore, il quale…per ragioni di ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica, può impedire che la riunione abbia luogo”. Presumo che le ragioni siano di ordine pubblico e, non potendone avere cognizione, rispetto la decisione del questore”. L’intervento è del capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi.

 

“Non so neanche chi siano i dirigenti di Forza Nuova e non conosco nessuno degli aderenti al movimento – prosegue Ancisi. La mia lontananza dai fanatismi di estrema destra è abissale come dai fanatismi di estrema sinistra.  Pur condividendo gli obiettivi dichiarati del corteo: “massima solidarietà ai carabinieri” e “una maggiore sicurezza delle nostre città”, non avrei partecipato alla fiaccolata non apprezzando l’ispirazione, le finalità e i modi d’essere di Forza Nuova. Ma mi attengo sempre alle parole di Voltaire (illuminista massimo, non oscurantista): “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu le possa esprimere…”. Mi dispiace dunque quando a chiunque, anche al mio peggior nemico, è impedito di esprimere, nel rispetto della legge, le sue opinioni. Mi dispiace particolarmente quando la mia città non è in grado di far rispettare questo diritto.

 

Del seguito alla sciagura della morte di un giovane tunisino sulle strade di Ravenna la notte di Pasqua continua a dispiacermi – pur non negandone, anche in questo caso, le ragioni – che l’arma del carabinieri debba subire umiliazioni ingiuste. Le cronache della giornata di sabato, riferendo di una città blindata con “poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa in centro” sembrano smentire quello che avevo scritto, insieme a Gianluca Benzoni: “i carabinieri sono stati ‘invitati’ a non farsi vedere nel centro storico di Ravenna, sia pure con l’intenzione di non alimentare reazioni non rispettose della legge, ottenendo però il risultato – secondo noi più grave – di delegittimarli agli occhi dell’opinione pubblica (si spera di non depotenziarli) e alimentando lo stato di frustrazione e il sentimento di ingiustizia in un corpo militare dello Stato che ha solo il merito di difendere i cittadini onesti e pacifici di ogni colore, a rischio della sicurezza e della vita dei propri uomini.

Dunque, le forze dell’ordine si devono ‘nascondere’, mentre si manifestano le prepotenze del disordine?”.  Confermo invece tutto, affermazione e commento. Mi riferivo, ovviamente, ai servizi di sicurezza ordinari, non ai servizi straordinari di ordine pubblico, come quelli organizzati sabato, per i quali sono previste procedure diverse, con rinforzo di unità dell’intero territorio ravennate ed anche esterne, di solito da Bologna.

Per quanto riguarda i carabinieri, sono state impegnate in divisa e con macchina di ordinanza solo tre pattuglie, ciascuna composta da due uomini: nel centro storico, ma non nelle zone più calde, come quella della stazione. Cosa diversa è la programmazione ordinaria dei servizi di sicurezza nella città che, presumo per decisione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presso la prefettura, già da molto tempo vengono svolti a giornate alterne da polizia e carabinieri. Dalla notte di Pasqua, il servizio di sicurezza in città viene svolto solo dalla polizia. Non so come e perché, ma questo è, almeno fino a tutt’oggi. E me ne dispiace, per le ragioni di cui sopra”.