Legambiente risponde al vicesindaco Mingozzi

“Legambiente in questi anni ha cercato di aprire un confronto sulla proposte di realizzazione dell’E-55 preparando documenti, proposte, presentati in convegni ed incontri pubblici, a cui spesso non erano presenti gli amministratori, per impegni o perché dove non si discute, nulla si cambia, per cui la risposta del vicesindaco di Ravenna, che ribadisce ulteriormente la priorità di questa nuova strada ci dà questa opportunità e ne approfittiamo”. A parlare sono Claudio Mattarozzi, presidente del Circolo Legambiente Matelda Ravenna, e Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente Bassa Romagna.

 

“Innanzitutto – spiegano Mattarozzi e Rambelli – l’E55 non allontanerà affatto i Tir dalle Oasi, come sostiene il vicesindaco Mingozzi, ma taglierà in due il Parco del Delta del Po, area ambientale per eccellenza, spostando quindi eventualmente un po’ più là il problema dell’inquinamento, del rumore prodotto dal passaggio dei TIR, ma soprattutto è necessario prendere atto che la situazione di partenza degli anni ’90, che portò a proporre la costruzione di questa nuova autostrada, è totalmente cambiata: da un lato l’apertura di nuovi mercati, dall’altro l’attuale crisi che nel solo 2011 ha visto diminuire del 17% il consumo di carburanti e l’interscambio per merci.

L’E-55 dovrebbe servire a collegare il porto di Ravenna e il nuovo terminal da 400.000 container con l’Europa, ma con quale Europa? Difficile pensare di portare nuovi TIR sulle direttrici svizzere e austriache, dato che questi due Paesi hanno già puntato da tempo sul trasporto ferroviario, contingentando il traffico pesante su gomma, con il risultato che già oggi al Brennero possiamo trovare lunghe file di mezzi pesanti in attesa di poter salire su un treno per attraversare l’Austria.

Oppure la direttrice dovrebbe essere l’est Europa? Senza considerare il fatto che le nostre strade sono già intasate da Tir greci, turchi, moldavi, lituani, rumeni, ungheresi. Mezzi pesanti che hanno rubato traffico anche alle nostre realtà dell’autotrasporto ricorrendo massicciamente a turni di lavoro massacranti, costi salariali inferiori, mezzi meno sicuri e più inquinanti. Trasporto pesante che spesso è solo di passaggio, con autisti che non fanno rifornimento in Italia perché costa troppo, che non si fermano a mangiare, a dormire, nemmeno per andare in bagno, come dimostrano le decine di bottiglie piene di urina che troviamo ogni anno quando effettuiamo la pulizia dei fossi di Punta Alberete.

È questo il tipo di trasporto che vogliamo in Italia – hanno aggiunto gli esponenti di Legambiente – o vogliamo puntare invece su qualcosa di diverso? Sin dal 1999 nei nostri documenti proponiamo l’installazione del sistema ‘tutor’, la messa in sicurezza degli incroci e degli attraversamenti a raso, ma soprattutto di puntare su un sistema di trasporto per il futuro che non può essere altri che quello ferroviario”.