Alvaro Ancisi (LpRa) commenta l’inaugurazione del nuovo impianto di Hera

“Ravenna non può festeggiare – come ha fatto sindaco col suo contorno di autorità locali – Disidratat, l’impianto inaugurato venerdì scorso da Hera sulla statale Romea, destinato a trattare un milione e mezzo di quintali l’anno di fanghi,  vale a dire rifiuti speciali, anche pericolosi, liquidi e solidi”. Ad intervenire è il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi.

 

“L’impianto – prosegue Ancisi  – rispetta tutte le leggi; si pone tra “le eccellenze europee del settore”; raddoppia la percentuale di materiale recuperato come copertura per le discariche o come materiale di consolidamento per le miniere rispetto al precedente piccolo impianto sostituito; non inquinerà il suolo grazie ad un telo altamente impermeabile e ad un sistema fognario a grande tenuta. Hera fa bene il suo mestiere, ed è vero che “adotta le migliori tecnologie oggi disponibili per trattamenti di questo tipo, come assoluto leader nazionale nel trattamento e smaltimento rifiuti”.

Ma il problema è politico. La domanda che il sindaco, ancora una volta, non si pone è la seguente: Ravenna, classificata come “zona a rischio ambientale” dalla Regione stessa, ci guadagna o ci perde in sostenibilità ambientale con questo impianto? O, quanto meno, ne avrà un “saldo zero”? La risposta sono quattro NO a lettere maiuscole.
1. Grazie a frequenti ricambi aria “si è potuto garantire il contenimento degli odori e delle emissioni”, che però ci sono e aggravano il già devastante inquinamento dell’aria che si respira a Ravenna.
2. “L’impatto acustico è stato minimizzato”, ma c’è, contribuendo ad aumentare anche questo stato di sofferenza.
3. Questa sgradita enorme massa di fanghi non terapeutici, che viene quasi per niente da Ravenna, da dove arriva? Da tutta Italia soltanto o magari, vista la “valenza internazionale dell’impianto” e il coinvolgimento “nella gestione” dell’“operatore tedesco Remondis, fra i leader mondiali”, anche dall’estero?
4. E i relativi trasporti quanto appesantiscono  la condizione delle nostre strade, già più che maltrattate? I cittadini non devono avere queste risposte?
Non sbaglia il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano, ritenendo che Disidrat “rappresenti un’opportunità importante per l’intero sistema Paese, non solo per il valore che consente di ricavare da rifiuti diversamente inutilizzabili e per gli indubbi benefici ambientali, ma anche in considerazione del forte fabbisogno ancora espresso dalle imprese per quanto attiene lo smaltimento di rifiuti speciali con modalità trasparenti, professionali ed efficienti”, purché si sappia che “gli indubbi benefici ambientali” saranno “per l’intero sistema Paese” e per il sistema delle imprese, non per Ravenna, che ne ricava un peggioramento delle proprie già critiche condizioni ambientali. 

 

Si potrebbe sostenere che Ravenna si deve fare carico di contribuire, con generosità, a ridurre, nel Paese, la quantità di rifiuti conferiti in discarica, se non fosse che la nostra città è diventata, aumma aumma, per discariche, inceneritori, impianti di trattamento, ecc. di ogni genere esistente, una grande capitale dei rifiuti. Hera, avendone ereditato la gran parte, ha tutto il diritto di sfruttarla appieno e per il meglio. Ma dimostrerò quanto sia esorbitante la dimensione di questa vera e propria Refuse Valley, con cui quarantatrè  anni di strapotere della sinistra hanno stravolto quello che è rimasto della storica capitale romana d’oriente”.