L’intervento di Gianfranco Spadoni (Udc)

“Io sarò fra quei cittadini che utilizzano la mail per segnalare al Governo le storture, le inadempienze, le inefficienze e la mala gestio degli amministratori negli enti locali e, specificamente,  a proposito del sistema aeroportuale della Romagna. Aderirò concretamente all’invito del governo per segnalare nel web al commissario Enrico Bondi l’annosa questione degli aeroporti oggetto d’ insuccessi e di uso non oculato delle risorse pubbliche”. A parlare è il consigliere provinciale Udc Gianfranco Spadoni.

 

“Mi riferisco infatti – prosegue Spadoni – ai tre scali molto vicini tra loro: vale a dire quello di Bologna, di Rimini e di Forlì, rispetto ai quali, naturalmente, l’attuale situazione economica non consente di tenere in piedi tre aeroporti a così breve distanza l’uno dall’altro. Tant’è che la stessa Regione si era impegnata a porre ordine nel sistema proponendo una holding con l’obiettivo di economizzare  e produrre  economia di scala, ma evidentemente questo progetto è naufragato e, di fatto, è evidente il palese insuccesso tenuto conto che la Sab, società di gestione del Marconi di Bologna ha espresso la sua determinazione a non procedere verso la fusione con altri aeroporti, e men che meno con il Ridolfi di Forlì.

Da molto tempo, infatti, era già preannunciato il risultato dello scalo forlivese con le sue  inqualificabili gestioni in mano alla società Seaf di Forlì che ha chiuso il 2010 con un passivo di quasi dodici milioni, in un quadro complessivo di ben venti milioni di debiti contratti  negli ultimi dieci anni di attività da parte della società stessa. Situazione ulteriormente appesantita  anche per il 2011 da perdite  consistenti cui ha fatto seguito  l’ennesimo aumento di capitale.  Dall’altra non può sfuggire neppure  la  situazione riguardante lo scalo Fellini di Rimini in capo ad Aeradria  certamente con potenzialità e conti economici ben diversi rispetto a quello forlivese, anche se in verità uno degli ultimi bilanci ha chiuso con segno negativo. Oggi, di fatto,  gli scali di Parma, Forlì e Rimini, sono stati classificati come impianti  di servizio, a differenza del Marconi di Bologna ritenuto strategico e come  aeroporto  di riferimento per l’intera regione. Uno degli aspetti più inquietanti, peraltro, è rappresentato dalla chiara linea dirigista e statalista degli enti locali e delle stesse società di gestione, eccetto Parma, i quali non si sono mai aperti seriamente al privato, producendo in questo modo effetti nocivi per l’economia oltre ad avere impiegato in male decine e decine di milioni  di denaro pubblico. Questi insuccessi politici e gestionali, oltretutto, nel caso specifico  stanno portando alla liquidazione del Ridolfi con gravi ripercussioni sull’economia complessiva e con conseguenze preoccupanti per il personale in forza presso la società.

 

Occorre, dunque, un’impostazione nuova e a largo raggio,  completamente  sbrigliata dalla politica e dalle logiche di campanile, aperta ai privati, con l’obiettivo di razionalizzare l’aeroportualità dell’area vasta romagnola. Questa è un’ottima occasione per ripartire (o, meglio,  per decollare) seriamente attraverso un esame attento dei conti in un rapporto fra costi e benefici in grado di favorire scelte coerenti e non dispendiose per la collettività”.