Nuovo appuntamento con gli ‘Incontri letterari’

Venerdì 18 maggio alle 18 presso la Sala D’Attorre di Casa Melandri Sergio Zavoli presenterà l’opera “Il ragazzo che io fui” (Mondadori 2011).

IL LIBRO
Che Sergio Zavoli raccontasse la sua vita, attraversata da protagonista negli anni più felici della radio e della televisione, oltre che con le prove del suo talento di scrittore e poeta, lo si chiedeva da tempo. Ed ecco un libro di sorprendente modernità che, in un gioco di continui rimandi temporali, tematici e psicologici, unisce alla tensione del racconto la saldezza dello stile e alla versatilità della narrazione il puntiglio del documento, confermando, così, estro e rigore.
Già il titolo rivela non solo un legame, ma addirittura una sorta di contiguità tra gli anni dell’adolescenza, della giovinezza e della maturità con il momento in cui l’autore si decide «a rastrellare dentro se stesso», per dirla con le sue parole, «il ragazzo che io fui»: un rincorrersi, edito e inedito, di memoria e Storia, l’alternarsi di questioni rare e quotidiane, di argomenti concreti e interiori, di tonalità elegiache, ironiche, dure, tutto segnato dai dilemmi di una contemporaneità splendida e tragica, che si misura con l’arcano privilegio di esservi nati e il grave obbligo di viverla. Ne è emerso un lungo capitolo della nostra vita, ricostruito e indagato attraverso «una ricchezza ispirata dall’immaginazione autenticata dalla realtà», così si espresse Carlo Bo, aggiungendo: «È evidente – in tanta parte di ciò che questo “maestro di scenari e interrogazioni” scrive, mostra e dice – il disegno di tenere dentro il quadrato della lucentezza, anche espressiva e stilistica, la forza e gli urti della coscienza, fino a toccare una ancor più eloquente, civile e morale, eticità». Perché rimanga, di stagioni e percorsi comuni, quella specie di controcanto che è l’irripetibile esistenza di ogni uomo: minima, nascosta, e tuttavia frammento e cifra della stessa umanità che ha fatto, fa e farà la Storia. È la «lezione» che Zavoli, raccontando se stesso, offre simbolicamente a un bambino, un tenero nipote in cui intravede una sorta di continuità non solo affettiva.
È un libro giovane, con mitezze e intransigenze, dolcezze e dolori, disincanti e speranze, che coinvolge molte età; e si fa leggere – come disse Calvino dei libri autenticamente inusuali – «tutto d’un fiato, e poi daccapo» e ciò perché, scriveva Bo, «Zavoli inclina a dar voce alla sua maggiore speculazione, diciamo pure alla sua intelligenza del mondo, che da anni va scrutando e interpellando in tutte le direzioni».


Il ragazzo che io fui, ci dice l’autore, «è in fondo il tentativo di capire ciò che la memoria, dalla più lontana alla più incombente, può lasciare a un bambino che pare avviato, come fu per me alla sua età, a diventare scriventista, una parola salvata a lungo, in silenzio, dall’immaginazione innocente di mia madre».

L’AUTORE
Sergio Zavoli, nato a Ravenna nel 1923, è cresciuto a Rimini, di cui è cittadino onorario. È stato condirettore del Telegiornale, direttore del Gr1 e de «Il Mattino», presidente della Rai. Scrittore e poeta, partecipa in varie forme alla vita civile e culturale del Paese. Autore di grandi inchieste televisive (tra cui Nascita di una dittatura, La notte della Repubblica, Viaggio nel Sud, Viaggio nella Giustizia), ha ricevuto i più importanti riconoscimenti nazionali e stranieri, tra i quali due Prix Italia, i premi Marconi, Montanelli, Saint Vincent. Dei suoi libri ricordiamo: Socialista di Dio (1981, Premio Bancarella), Romanza (1987, Premio Basilicata), la raccolta poetica Un cauto guardare (1995, Premio Alfonso Gatto) e, per altre sillogi, il Premio Viareggio Tobino e il Lerici Pea. L’Università di Urbino gli ha conferito la laurea ad honorem in lettere, l’ateneo romano Tor Vergata la laurea honoris causa in giornalismo. Da tre legislature senatore della Repubblica, fa parte della Commissione che sovrintende alla Biblioteca e all’Archivio storico di Palazzo Madama. Presiede la Commissione bicamerale per l’indirizzo e la vigilanza della Rai. Vive a Monteporzio Catone (Roma).

Ingresso libero