La nota di Gianfranco Spadoni (Udc)

“Dopo il s.o.s. della Caritas in cui veniva sollevata la questione delle nuove povertà,  dell’emergenza abitativa e della carenza di alloggi a favore dei meno abbienti, oggi arriva puntuale l’allarme lanciato dai sindacati dei pensionati, i quali evidenziano la difficoltà di questa nutrita fascia  di cittadini ad arrivare alla fine del mese”. A parlare è il consigliere provinciale Udc Gianfranco Spadoni.

 

“Sappiamo bene come l’offerta da parte degli enti locali per le situazioni più fragili come risposta a un’esigenza reale di abitazioni è  molto insufficiente  rispetto a una crescente domanda in gran parte inevasa – prosegue Spadoni. Le persone senza fissa dimora sono in costante aumento e la richiesta di avere un tetto – anche temporaneo – oltre ad essere elevata è direttamente proporzionale alla  progressiva impennata del bisogno. Ma oggi la situazione va ben  oltre perché sono proprio le famiglie che sino ad ora bene o male reggevano, ad avere problemi di come arrivare a sbarcare il lunario.

Oltretutto, guardando la nostra realtà, se nel territorio non esistessero strutture organiche alla Caritas, organizzazioni di servizi in capo alle parrocchie e al sistema organizzato del volontariato legato prevalentemente al mondo cattolico, anche la  situazione locale sarebbe in profonda crisi. Stiamo parlando, insomma, di quelle realtà sociali alle quali vorremmo ad ogni costo prelevare l’Imu, dimenticando come, a tutti gli effetti, svolgano una funzione forte non solo d’integrazione con i servizi erogati dal pubblico, ma spesso in sostituzione di quei servizi di cui proprio l’ente pubblico non riesce o non è in grado di assicurare. Il quadro è molto preoccupante. I dormitori, ad esempio, sono insufficienti e le strutture per le persone senza fissa dimora avrebbero necessità  di spazi e di servizi adeguati proprio alla luce di un’evidente  situazione di  bisogno crescente. Le mense per i meno fortunati sono strapiene e le difficoltà organizzative ma  soprattutto quelle economiche in capo alle organizzazioni volontarie  evidenziano un comprensibile affanno. 

Le statistiche ufficiali, ma soprattutto quelle sotto gli occhi di tutti, dimostrano chiaramente una visibile crescita della povertà, oltre ad emergere come lo stato del bisogno sociale, sia ormai giunto a livelli insopportabili. Gli stessi documenti analitici e  programmatici degli enti pubblici locali di un paio di anni fa nei quali si dipingevano un Comune e una  Provincia collocati nelle migliori posizioni rispetto ad altre della regione, con un basso indice di deprivazione e un più alto indice di ricchezza territoriale, ormai appartengono alla storia. Purtroppo se stilassimo in questi giorni  un  profilo di comunità locale, avremmo una serie di criticità in aggiunta quelle già conosciute, in buona misura legate all’insopportabile  pressione fiscale  e al potere d’acquisto effettivo ridotto ormai ai minimi storici. 

La lettura attenta di queste criticità mostra una serie di dati davvero precari e  preoccupanti sui quali intervenire, a cominciare da  tutta una serie di tematiche sociali rispetto alle quali l’ente pubblico è chiamato a rispondere direttamente proprio per il forte impatto generato da questi fenomeni e, non per ultimo, per tentare di ridurre le iniquità”.