Primo Bisi in carcere, nuovi elementi sulla sparatoria

 

A fine ottobre sarebbe stato ricoverato nell’ ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, per un periodo di tre anni. Questo uno dei particolari della vicenda di Primo Bisi, il pluriomicida – due condanne nel ’65 e nel 2004, a 14 e 16 anni – che ieri ha sparato all’avvocato Francesco Manetti. Il legale è attualmente mantenuto dai medici in coma farmacologico. Bisi è in carcere in attesa della fissazione dell’udienza di convalida.

 

Col passare delle ore emergono nuovi elementi sul ferimento; sono stati illustrati questa mattina in Questura. Intanto, le armi che Bisi aveva con sé  erano tre: la prima, artigianale, costruita da lui (quella che ha sparato): una 38 Special, nascosta in una cartellina da ufficio. La seconda, una Beretta 7,65 che aveva nella cintura; la terza, sempre artigianale era una 7,65 nascosta sotto la sella dello scooter, con cui era giunto da Longastrino.  Insieme a 50 proiettili.

In un primo momento gli inquirenti hanno pensato che l’arma usata  per l’aggressione fosse una sparachiodi modificata; in realtà era una pistola, seppur costruita “in casa”. Bisi comunque, da quanto è emerso, voleva essere sicuro di riuscire a sparare, aveva fatto delle prove con un calibro piccolo e non era stato contento del risultato.

L’uomo era agli arresti domiciliari a Longastrino; il fratello dice che la sera prima non aveva fatto rientro a casa.

 

Ritornando alla giornata di ieri, Bisi ha fatto due ingressi nello studio, il primo verso le 4.30; la segretaria gli dice di tornare dopo perché l’avvocato è impegnato. Torna circa un’ora dopo, scambia qualche parola con il legale, spara un colpo. Un altro legale Alessandro Marcadelli e un praticante, Giuseppe Di Naso, entrano per aiutare il collega;  poi si spostano nel corridoio, provano a farlo uscire ma vedono un’altra arma e si mettono al riparo.

Bisi scappa, entra nel cortile di una casa, inseguito da Paolo Claps e Bartolomeo Schioppa, della Polizia Municipale.  Poi  si nasconde dietro una siepe ma viene visto. Interviene una Volante, nel frattempo ha abbandonato l’arma.

Manetti era stato uno degli avvocati che lo aveva difeso per l’omicidio del 2001. Ieri dopo essere stato catturato Bisi lamentava di non essere stato adeguatamente difeso, che il professionista avrebbe dovuto  farlo uscire prima dai domiciliari. Per quanto riguarda Bisi siamo di fronte, provano a spiegare gli esperti, ad una personalità che traduce il suo risentimento in maniera ‘primitiva’.