Preoccupazione per la fase di sfruttamento di pozzi in caso di esito positivo

Dopo Coldiretti anche Legambiente interviene sulla campagna di ricerca di idrocarburi che coinvolgerà alcuni comuni della Romagna. L’associazione ambientalista ha scritto ai primi cittadini della Bassa Romagna per chiedere un impegno concreto a tutela del territorio e dei cittadini con il supporto dei tecnici comunali.

“Nei giorni scorsi – spiega Legambiente – sono state molte le prese di posizione e gli interventi di cittadini, agricoltori, associazioni, preoccupati per il possibile impatto sui territori di questa attività, anche alla luce di quanto raccontato da abitanti in altre zone della Bassa Romagna (in particolare Voltana) dove ricerche di questo tipo sono già state realizzate in passato. Coldiretti ha inoltre espresso perplessità sul periodo scelto, tra febbraio e marzo quanto i terreni sono resi molli dall’umidità, e ha chiesto alle amministrazioni di far posticipare la campagna di rilevamento, invitando i propri associati a non dare il permesso di accesso ai terreni. La campagna prevede infatti l’utilizzo di “piastre vibranti” da 16 tonnellate posizionate su appositi camion che inducono vibrazioni nel terreno, registrate poi da speciali microfoni (geofoni) per individuare possibili giacimenti di idrocarburi. In alternativa agli automezzi, in alcuni casi potrebbero invece essere utilizzate allo stesso scopo delle microcariche esplosive inserite nel terreno”.

“La nostra associazione – ha dichiarato Yuri Rambelli, Presidente del circolo Legambiente A. Cederna – è preoccupata in particolar modo per la fase successiva, quella dell’eventuale sfruttamento dei pozzi nel caso in cui le ricerche diano esito positivo. Il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale si era infatti già detto preoccupato del previsto abbassamento di terreno di 5-8 centimetri in base allo studio realizzato per il giacimento Longanesi 1, che avrebbe messo a rischio l’efficienza della rete scolante.

Quella della Bassa Romagna è una zona di bonifica, attraversata da una fitta rete di fossi e canali con pendenze ben definite. Un ulteriore abbassamento del terreno in alcune zone per via dell’estrazione di idrocarburi rischierebbe infatti di comportare la necessità di rifare in tutto in parte la rete dei canali, con notevoli costi per la collettività, a fronte invece di “royalties” (cioè di pagamento dei diritti di estrazione) per i Comuni di poche decine di migliaia di euro.

Alla luce però delle preoccupazioni espresse da cittadini e agricoltori – ha aggiunto Rambelli – abbiamo scritto ai sindaci della Bassa Romagna chiedendo che mettano in pratica già in questa fase tutte le misure e le prescrizioni possibili e necessarie a tutelare il territorio, mettendo inoltre a disposizione dei cittadini i tecnici del comune nel caso in cui si dovessero verificare danni in conseguenza dell’attività di ricerca”.