La replica del vicecapogruppo Pdl Alberto Ancarani all’assessore alla Sicurezza

Continua il botta e risposta tra il consigliere Pdl Alberto Ancarani e l’assessore alla Sicurezza Martina Monti, in merito alle verifiche sulle licenze effettuate nei locali pubblici della città. Questa volta a replicare è Ancarani che spiega: “l’assessore Monti, evidentemente tirata per la giacchetta da qualche dirigente che le dovrebbe essere funzionalmente subordinato, dall’alto di competenze che non ha se non altro per non avere avuto il tempo materiale di apprenderle, ha sentito il bisogno di impartirmi qualche lezioncina di diritto e di gestione della sicurezza, senza rendersi conto che io parlavo della luna mentre ella parla del dito.
E’ evidente che non mi sono sfuggiti i meritori controlli effettuati dalla Municipale sugli esercizi pubblici della “movida” del centro storico, mentre con tutta evidenza sono sfuggiti alla stessa Monti – nella materia – gli articoli 19 e 20 del DPR. 24 luglio 1977 nr. 616,  se in proposito ella ha ritenuto applicabile – piuttosto che quelle norme – esclusivamente  l’art. 16 del Testo Unico delle Leggi di P.S. (la cui portata non si vuole disconoscere, ma le cui reali finalità non sono esattamente corrispondenti a quelle “mirate” del citato DPR 616/77 in materia di controlli sugli esercizi pubblici).
Ebbene, con l’art. 19  del citato DPR del 1977, come già avevo evidenziato nel precedente comunicato, le funzioni di polizia amministrativa fin lì esercitate da organi dello Stato ed elencate nel testo unico delle leggi pubblica sicurezza (tra cui quelle che riguardano i locali pubblici, prima di competenza delle Questure) furono trasferite ai Comuni.
Con esse, per effetto del successivo art. 20, i controlli passarono ovviamente – e  primariamente -  alla Polizia Locale, ferma restando la facoltà  di altri ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza di vigilare in tal senso.
Ecco il punto: a dispetto di quanto sottolinea l’ineffabile Monti, dalla lettura attenta ed intelligente del predetto art. 20 il controllo di quegli esercizi pubblici è devoluto in via principale alla Polizia Municipale, ferma restando la facoltà degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza di effettuare a loro volta i controlli.
E non vi è dubbio che tale ultima potestà il legislatore abbia inteso indirizzare alle forze di polizia e di pubblica sicurezza statali!
Chiaro, altresì e conseguentemente, che l’art. 20 del DPR 616/77 prevale, quanto alle funzioni di polizia amministrativa già di competenza delle Questure (trasferite con il precedente art. 19 alla competenza esclusiva dei Comuni), sull’art 16 del T.U.L.P.S. la cui natura e finalità  si intuisce essere strumento mediato di ben altri controlli di polizia.
Insomma, se l’Amministrazione comunale si attenesse alla lettera della legge, dimostrerebbe ad un tempo anche sensibilità verso quelle forze di polizia  statali notoriamente sotto organico, spesso vittime dei tagli dello Stato che ne rendono più ardua l’operatività, le quali comunque – durante gli orari notturni -  sarebbero meglio utili alla collettività presidiando il territorio contro la malavita sempre più presente in città e le cui malefatte vengono quotidianamente narrate dalla stampa. Ribadisco che si tratta di un problema di coordinamento fra i vari attori che si devono occupare di sicurezza e di controlli in senso lato, coordinamento evidentemente non ottimale .
L’assessore alla Sicurezza si faccia almeno parte diligente, presso i tavoli cui spesso partecipa come delegata del sindaco, per porre rimedio a tali probabili storture”.