Il dibattito in consiglio provinciale

Questa mattina, l’assemblea dei soci di S.TE.P.RA. ha approvato all’unanimità la proposta del CdA e del revisore unico dei conti di mettere in stato di liquidazione la società, ha preso atto delle dimissioni del precedente consiglio e ha nominato liquidatore, il commercialista Giovanni Nonni. Ieri, il consiglio provinciale aveva esaminato l’ordine del giorno dell’ assemblea ordinaria e straordinaria di S.TE.P.RA.

Il consiglio aveva così preso atto della proposta – oggetto della prossima assemblea ordinaria e straordinaria della società S.TE.P.RA. – di “utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’articolo 2484 e seguenti del Codice Civile per rimettere in equilibrio la società, e favorire una nuova fase di sviluppo economico del territorio provinciale, evidenziando la necessità che la società S.TE.P.RA. agisca per tutelare il capitale sociale e i beni patrimoniali di interesse pubblico della società e operi per favorire una ripresa delle vendite delle aree produttive della società allo scopo di ridurre progressivamente l’indebitamento, riequilibrare i conti economici, valorizzare le aree di interesse strategico per contribuire alla ripresa dello sviluppo e dell’occupazione in provincia”.

Hanno votato a favore i gruppi Idv, Pd e Sel.

I gruppi di minoranza (Gruppo misto, Lega Nord, Pdl e Udc) hanno abbandonato l’aula al momento del voto.

Il capogruppo Fds ha lasciato l’aula al momento del voto con motivazioni diverse dai gruppi di minoranza.

“La proposta della messa in liquidazione di S.TE.P.RA. – ha precisato il vicepresidente della Provincia Gianni Bessi – è un atto dovuto di trasparenza ai sensi del Codice civile con cui si dichiara che, in questa fase, la società opererà unicamente per la graduale vendita delle aree già urbanizzate presenti su tutto il territorio provinciale. Tale decisione mette S.TE.P.RA. nelle condizioni migliori per raggiungere un accordo positivo con le banche, per contenere al massimo i costi interni e consentire quindi di proseguire l’attività cercando di agganciare, nell’arco di qualche anno, una migliore fase per il mercato immobiliare. La convocazione dell’assemblea straordinaria di S.TE.P.RA. è legata al fatto che, la situazione  economica e finanziaria della società dovuta alla particolare suituazione del mercato immobiliare in Italia,  rende necessaria, per ragioni di trasparenza e miglior gestione, in questa particolare fase, l’utilizzazione dello strumento della liquidazione per gestire in “bonis” questa fase di difficoltà di mercato rispetto a una azienda patrimonialmente sana. L’obiettivo è quello di consentire la riattivazione delle attività di vendita dei beni della società costituiti da aree produttive in un quadro di contenimento massimo dei costi gestionali, al fine di rimettere in equilibrio la società, di tutelare i beni di interesse pubblico e favorire una nuova fase di sviluppo economico del nostro territorio.”
“S.TE.P.RA. infatti è una società formalmente sana con i beni patrimoniali effettivamente disponibili e conteggiati a bilancio con valori corretti  ma si confermano gli elementi di criticità già evidenziati nell’ analisi dei dati del bilancio 2012: un elevato indebitamento di tipo oneroso ; liquidità che potrebbe divenire nel tempo non sufficiente per far fronte al pagamento dei debiti e delle altre spese; presenza di significativi costi fissi con particolare riferimento agli interessi passivi; andamento di mercato praticamente bloccato nel settore degli immobili a uso produttivo, che comporta un forte rallentamento della propensione agli insediamenti imprenditoriali e in generale una brusca frenata delle vendite e quindi del trend delle entrate sulla  principale attività  della società.”

Nel corso del dibattito sono intervenuti:

I capigruppo di minoranza hanno così motivato la scelta di non partecipare alla votazione della delibera:

Gianluigi Forte, Lega Nord: “Siamo al cospetto di un disastro. Ma non è stata la crisi economica attuale a provocarlo come vorrebbe farci credere la maggioranza. All’origine del fallimento di S.TE.P.RA. c’è invece una triangolazione pubblico privato gestita da un direttore che intasca 200mila euro l’anno per non fare nulla e che non ha raggiunto risultati apprezzabili. E’ immorale. La liquidazione è l’unica via d’uscita ma tardiva.”

Gianfranco Spadoni, Udc: “S.TE.P.RA. è in liquidazione per le enormi difficoltà finanziarie, così come Aeradria dell’aeroporto di Rimini e il Ridolfi di Forlì hanno già depositato i registri in tribunale. E’ superfluo, a questo punto, che i partiti di maggioranza locali si domandino se l’impostazione e il modello di gestione delle imprese e delle aziende pubbliche siano ancora validi. Ma quante risorse ha versato la Provincia nel pozzo di San Patrizio di S.TE.P.RA. già agonizzante?”

Vincenzo Galassini, Gruppo misto: “In questa delibera si parla di liquidazione di S.TE.P.RA. quando il rappresentante della Provincia nel C.d.A. della società avrebbe dovuto portare i libri in tribunale già da tempo. Nell’operazione ci mangiamo 30 milioni di euro che naturalmente pagano i cittadini. Intanto non si giustifica che il Comune di Solarolo urbanizzi 150 ettari di terreni; le opere di urbanizzazione sono a carico di Hera che si rivarrà sui cittadini con le tariffe.”

Massimo Mazzolani, Pdl: “Quando S.TE.P.RA. è nata l’economia tirava; calmierare i prezzi delle aree edificabili per costruire capannoni industriali poteva avere un senso ma si costringeva il pubblico a correre il rischio d’impresa. Ecco il vizio d’origine di S.TE.P.RA. che abbiamo denunciato da subito. Il nodo è venuto ora al pettine o non ci sono alternative alla liquidazione della società. Rilevo anche che il compenso spropositato al direttore non si giustifica a fronte dei risultati negativi della gestione di questi ultimi anni.”

Infine il capogruppo Tiziano Bordoni, Fds, prima di uscire dall’aula ha dichiarato: “Non parteciperò al voto perché i tempi stretti imposti dalla delibera non mi consentono di verificare le ipotesi in campo, di ricevere ulteriori informazioni in merito alle azioni economiche o finanziarie poste in essere per evitare uno scenario che non era prospettato con tali modalità a marzo, di proporre con adeguato supporto come richiesto una eventuale ipotesi alternativa da percorrere come ad esempio, a titolo non esaustivo, la rinegoziazione dell’indebitamento e il suo consolidamento o  la  trasformazione dei crediti bancari in azioni della società.”

Di parere opposto gli esponenti dei gruppi di maggioranza:

Carla Benedetti, Pd: “Mettiamo in liquidazione la società in tempo per salvaguardarla e non perchè costretti da motivi penalmente rilevanti come è avvenuto per società di questo tipo a Forlì, per esempio. Ricordo molto bene le parole della compianta consigliera Giovanna Benelli che era molto attenta a queste problematiche, e ci poneva domande puntuali e pertinenti in materia, di cui ancora oggi le sono molto grata.”

Nicola Staloni, capogruppo Sel: “La nostra prima preoccupazione è rivolta ai lavoratori di S.TE.P.RA. La scelta del contratto di solidarietà e il taglio delle consulenze portano a una riduzione della spesa, in vista dell’obiettivo di ritrattare il debito con le banche. Da parte della politica non ci sono stati comportamenti dubbi o riprovevoli e i terreni di S.TE.P.RA. hanno valore pieno. Con fiducia nel futuro e fortuna possiamo uscire da questo pantano.”

Daniele Bassi, Pd: “La messa in liquidazione si caratterizza per trasparenza e senso di responsabilità e serve per salvaguardare il capitale. La fase di liquidazione è infatti revocabile in qualsiasi momento. I soci non sono chiamati a esprimersi su un fallimento ma sulla possibilità di mettere in sicurezza la società in una fase di totale assenza di vendite, a causa della crisi. Intanto deve continuare il confronto con le banche, chiedendo loro la massima disponibilità e collaborazione per il bene del nostro territorio.”

Ivan Neri, Pd, ha risposto al capogruppo Galassini (Gruppo misto): “Non è corretto paragonare le urbanizzazioni S.TE.P.RA. con i 150 ettari della nuova zona industriale dell’Unione della Romagna faentina nel Comune di Solarolo. In quest’area infatti si portano solo gli allacciamenti di acqua, luce e gas a disposizione dei privati che s’insedieranno nell’area considerata appetibile anche da Autostrade SpA. Gli oneri di urbanizzazione sono una risorsa per tutta l’Unione dei Comuni faentini compresi quelli della collina.”